Smog: Italia rischia multa Ue da 1 miliardo di euro

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La nostra situazione nazionale “è peggiore in termini di morti premature attribuite all’esposizione al Pm10 e al biossido di azoto: le cifre ufficiali, fornite dall’Agenzia europea per l’Ambiente, vedono l’Italia al primo posto assoluto nell’Ue”

A causa della mancata riduzione dello smog, e soprattutto delle polveri sottili nelle principali città italiane, la Commissione europea potrebbe passare alla seconda fase della procedura d’infrazione comunitaria (il “parere motivato”), che potrebbe poi sfociare in un ricorso alla Corte europea di Giustizia con la richiesta di condannare l’Italia a pagare una sanzione forfettaria da 1 miliardo di euro, più sanzioni pecuniarie aggiuntive proporzionali alla durata ulteriore delle violazioni alla direttiva sulla qualità dell’aria. A sostenerlo fonti della Commissione europea, con riferimento in particolare al superamento consistente delle soglie per la concentrazione di particolato Pm10 (la soglia media annuale di 40 microgrammi per metro cubo e quella giornaliera di 50 microgrammi/m3) in tutta la Pianura Padana (Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto), a Roma e a Napoli. In queste aree “siamo a circa 100 giorni di superamento del limite massimo giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo, il triplo della soglia di tolleranza di 35 giorni all’anno“.

Si tratta di una situazione simile a quelle di Bulgaria e Polonia. E se l’Italia si colloca subito dopo questi due Paesi per il numero di giorni di “sforamento” all’anno, con picchi inferiori a quelli registrati in alcune città bulgare e polacche, la nostra situazione nazionale “è peggiore in termini di morti premature attribuite all’esposizione al Pm10 e al biossido di azoto: le cifre ufficiali, fornite dall’Agenzia europea per l’Ambiente, vedono l’Italia al primo posto assoluto nell’Ue con 84.000 decessi prematuri all’anno“, hanno precisato le fonti. Si tratta di “livelli di esposizione incompatibili con il diritto alla protezione della salute dei cittadini, che è il primo obiettivo delle norme Ue sulla qualità dell’aria“.

Una regione italiana particolarmente inadempiente, sempre secondo le fonti della Commissione, è il Veneto, dove “tutto è fermo dal 2006, in dieci anni non hanno praticamente fatto niente”, nonostante l’obbligo di stabilire e aggiornare periodicamente i piani d’azione per il rispetto delle soglie stabilite dalla direttiva, anche se “risulta che finalmente ora stiano cominciando a muoversi“. Altra regione non a norma è il Piemonte, ma in questo caso ci sono giustificazioni dovute alla presenza di montagne intorno alle città che ostacolano il ricambio dell’aria. Per quanto riguarda il Veneto le fonti comunitarie hanno parlato di una possibile ripetizione a breve del disastro dell’Epifania degli anni scorsi, causato dal tradizionale falò del “Panevin”, in cui spesso si brucia di tutto, quindi anche materiali plastici (con emissioni di diossina). L’anno scorso, l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) del Veneto non riuscì nemmeno a stabilire il livello effettivo di concentrazione del Pm10 per tutta la giornata del 6 gennaio, perché era superiore al livello massimo di 350 microgrammi per metro cubo che le centraline possono registrare.

Ma non solo l’Italia, la Bulgaria e la Polonia. La Commissione europea ha aperto procedure d’infrazione contro altri 13 Stati membri per l’eccessiva concentrazione di polveri sottili: Belgio, Repubblica ceca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Ungheria, Lettonia, Portogallo, Romania, Svezia, Slovacchia e Slovenia. Anche a causa di un altro inquinante maggiore fra i componenti dello smog, il biossido d’azoto (NO2), che causa malattie cardiovascolari e respiratorie, la Commissione ha avviato diverse procedure d’infrazione contro l’Italia e altri Stati membri in particolare Regno Unito, Portogallo, Spagna, Germania e Francia, per violazione degli standard di qualità dell’aria in vigore fin dal 2010 (direttiva Ce 2008/50).