“Per ridurre quelle che sono le sorgenti interne alle nostre abitazioni, è importante fare attenzione alle fonti di combustione, dai caminetti che devono aspirare bene fino ai fornelli, passando per sigarette, candele e incensi”
Per sfuggire all’inquinamento non basta chiudersi in casa, ma anche a livello domestico è necessario prestare attenzione. “Per ridurre quelle che sono le sorgenti interne alle nostre abitazioni, è importante fare attenzione alle fonti di combustione, dai caminetti che devono aspirare bene fino ai fornelli, passando per sigarette, candele e incensi“, spiega a LaPresse il professor Paolo Carrer, docente dell’Università di Milano e direttore dell’unità operativa di Medicina del lavoro dell’Ospedale Sacco. Il progetto Pm-Care, una ricerca finanziata dal Ministero per l’Università e la Ricerca, con la partecipazione dell’ateneo e dell’ospedale, ha permesso tra il 2004 e il 2007 di monitorare l’esposizione alle polveri dal punto di vista “casalingo”. “Abbiamo chiesto a un centinaio di persone, tra cui una sessantina di nostri pazienti, di girare con un trolley che conteneva campionatori dell’aria, compresi dei rilevatori di polveri sottili”, ricorda Carrer. “Stare in ambienti indoor – prosegue – non ci protegge. Nei locali sono stati registrati livelli analoghi o superiori rispetto all’interno“.
“Un aspetto delicato è dato dal fatto che con polvere si intende tutto ciò che è microscopico, ma quello che dà la tossicità è la composizione chimica. Un conto è la polvere prodotta dallo sbattere i panni, un conto quella prodotta da un diesel”, puntualizza comunque il professore. “In persone più esposte si osserva l’attivazione della cascata della coagulazione. Cioè si attivano processi che portano alla formazione di coaguli e che possono favorire la formazione di determinate malattie“, precisa Carrer. “Anni di esposizione portano, alla lunga, sia ad avere un maggiore rischio di malattie croniche a livello respiratorio, compreso il tumore al polmone, sia a malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi, che hanno poi il loro evento acuto nei casi di angina e infarto“, aggiunge il professore, sottolineando che “vivere in città è ormai un ulteriore fattore di rischio per le malattie cardiache. Il fattore ambientale si aggiunge a quelli dati, ad esempio, dalla familiarità o dall’alimentazione“.
“Una cosa è accendere un incenso ogni tanto, un conto è avere la mania e tenere accese cinque candele alla volta, o avere tre fumatori in casa. Per il particolato, è bene soprattutto rinunciare alle sigarette e controllare che il camino funzioni bene“, conclude Carrer.


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