L’infermeria alla quale è stata riscontrata la tubercolosi lavorava in un reparto di maternità, quindi tra i possibili contagiati ci sono anche molti bambini
Sarebbero più di 1.000 le persone, tra cui 350 bambini, ad essere state esposte alla tubercolosi nel reparto maternità di un ospedale in California. La scoperta e il conseguente allarme sono arrivate dopo la diagnosi di un caso attivo della malattia in un’infermiera. A segnalarlo, dalle pagine del ‘New York Times’, fonti ospedaliere del Santa Clara Valley Medical Center di San Jose, California. L’ospedale ha segnalato di aver ricevuto a metà novembre la notifica della diagnosi in una dipendente che aveva lavorato “nell’area della nursery neonatale”. La malattia, a quanto riscontrato, era ad uno “stadio” tale da poter infettare il personale ospedaliero e i pazienti, compresi i neonati, che si sono trovati nel reparto tra agosto e novembre. Fonti ospedaliere hanno riferito che almeno 1.026 persone potrebbero essere state esposte alla malattia: 350 bambini, 308 dipendenti e 368 genitori, soprattutto mamme. I pazienti, il personale e i visitatori che potrebbero essere stati esposti, sono stati già tutti identificati e si sta ora provvedendo a contattarli. Per Stephen Harris, responsabile del reparto, il rischio di infezione è basso, ma “le conseguenze di un’infezione tubercolare nei bambini possono essere gravi“. L’esperto ha aggiunto che l’ospedale inizierà a offrire il trattamento preventivo ai bambini esposti “il più presto possibile”. I trattamenti prevedono test diagnostici e una dose giornaliera di isoniazide, un antibiotico che può impedire ai bambini esposti a tubercolosi di sviluppare la malattia. Tutti i pazienti adulti, invece, saranno controllati e se necessario riceveranno le dovute terapie. I test di screening sono già iniziati e finora nessuno è risultato positivo alla malattia.
La tubercolosi si diffonde attraverso l’aria quando una persona infetta tossisce, starnutisce o sputa, ma sono contagiosi solo i casi in cui i batteri sono attivi. Se la malattia non viene trattata nel modo opportuno, può essere letale, ricordano i Centers for Disease Control and Prevention. Secondo Paul Lorenz, direttore generale dell’ospedale, l’esposizione potenziale al batterio è stata “una circostanza insolita e sfortunata”. In un post su Facebook Lorenz ha cercato di rassicurare i pazienti e la comunità del fatto che i dipendenti dell’ospedale: “Tutti devono sentirsi sicuri del fatto che il nostro personale viene sottoposto a screening per la tubercolosi; la sicurezza dei pazienti e degli operatori è la nostra priorità”, ha scritto. L’ospedale ha reso noto, inoltre, che l’infermiera infetta era risultata negativa per la tubercolosi nel corso di un controllo annuale a settembre. La diagnosi è arrivata in seguito ad una richiesta del suo medico personale di effettuare una radiografia, a seguito di una visita per una condizione medica non correlata. L’infermiera, ora, è stata messa in congedo.


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