Università e Scienza: Ferrara dalla Comunità alla Connettività

A Ferrara è nato un Tecnopolo strutturato in 4 laboratori dove operano complessivamente circa 100 ricercatori che svolgono ricerca applicata

a cura di Roberto Guerra – Il rettore dell’Università di Ferrara, Professor Pasquale Nappi, laurea e docente di Giurisprudenza, ha recentemente concluso il proprio mandato, dal 2010 al novembre 2015: una esperienza significativa e innovativa come spesso evidenziato dalle varie classifiche ufficiali e nazionali e che testimonia risorse umane e anche in tal senso istituzionali, sorprendenti, provenienti da una periferia dell’impero. Nonostante il terremoto del 2012 e la crisi generale certa miglior Ferrara del futuro, può ben dire “Eppur si muove” con un trend studentesco stesso, oggettivamente sorprendente e in forte”, progress, Unife è oggi tra le eccellenze italiane: da segnalare, inoltre, come ben puntualizzato dall’ex rettore, il lancio a Ferrara da parte di alcuni sociologi, ricercatori e scrittori (a cura del progetto Sistemi Umani, Bruno Turra, sociologo e di Ferrara Italia quotidiano web, diretto da Sergio Gessi, il Professor Giovanni Fioravanti, e altri, di un importante manifesto appello per le città della conoscenza, quasi un effetto di questi anni di evoluzione, al passo con certa mutazione conoscitiva stessa post rivoluzione elettronica e internet, dalla Comunità alla Connettività, Ferrara quasi verso la cosiddetta Connettonica. In certo senso anticipata da alcune eccellenze ulteriori conoscitive e scientifiche (tra esse, ricercatori come G. Barbujani, genetica, C. Peretto, archeologia, P. Zamboni, medicina, le facoltà di geologia, medicina, scienza della comunicazione, Ingegneria e il progetto Tecnopolo)

Tra gli aderenti, tra molti altri: lo scrittore e critico letterario Riccardo Roversi, l’umanista rinascimentale Gianni Venturi (alcuni anche non di Ferrara, il critico ciberculturale Giancarlo Carpi (Roma, univ, Tor Vergata), il filosofo Cristiano Rocchio (Univ, di Padova), l’assessore stesso e vicesindaco alla cultura Massimo Maisto, storicamente grande cultore pop (dal cinema alla musica). Di seguito una intervista al Professor Nappi per un approfondimento

D – Pasquale Nappi, più nello specifico, nonostante la crisi epocale, quali i memi secondo Lei destinati almeno a un potenziale grande futuro per Ferrara città d’arte ma anche scienza? R- In alcune città, e credo che Ferrara possieda le caratteristiche per essere tra queste, le comunità di riferimento mostrano di percepire le Università sempre più come un fondamentale punto di riferimento per la ripresa economica, per il trasferimento e la condivisione delle conoscenze, per la crescita della coscienza civile del Paese. In questa prospettiva, ritengo che Ferrara, città d’arte per eccellenza, sia già una città di scienza ma che non vi sia ancora una consapevolezza diffusa di questo aspetto e che ciò contribuisca a non consentirne la dovuta valorizzazione. Se, come credo, il termine scienza in questo contesto è riferito alle cd. scienze esatte (o “dure”), occorre segnalare che nel corso degli ultimi anni, la già poderosa attività di ricerca svolta nell’Università si è arricchita di una importante componente applicativa: nell’ambito della Rete dell’alta tecnologia dell’Emilia Romagna, a Ferrara è nato un Tecnopolo strutturato in 4 laboratori dove operano complessivamente circa 100 ricercatori che svolgono ricerca applicata, dando risposte e soluzioni a problemi posti dal mondo produttivo nei più diversi settori. E’ stato anche costituito un tavolo permanente di lavoro tra Unife e Unindustria. Sono 14 le società spin-off nate su iniziativa dell’Università e abbiamo uno dei più alti indici di attività brevettuale. Tutto questo si aggiunge alle tante iniziative che i diversi gruppi di ricerca svolgono in piena autonomia per realizzare una sempre più intensa attività di trasferimento tecnologico. Una menzione specifica merita poi l’attività di ricerca traslazionale in ambito medico: la presenza dell’Università all’interno delle strutture che svolgono attività assistenziale consente di riversare nelle cure dei pazienti i risultati di importanti e validate attività di ricerca. Certo, considerando la caratura prevalentemente agricola del territorio, la gran parte delle attività di ricerca applicata svolte dall’università trova maggiore sbocco in collaborazioni con altre province e altre regioni e, spesso, anche con nazioni straniere. Se poi vogliamo considerare il termine “scienza” nella sua concezione più ampia, e perciò corretta, non è possibile non menzionare tutte quelle discipline che, pur non prestandosi a un trasferimento tecnologico, determinano invece un trasferimento socio/culturale: le scienze giuridiche, quelle economico-aziendalistiche, quelle filosofico-letterarie.Sono innumerevoli le iniziative scientifiche proposte dai ricercatori di tali discipline che si svolgono quotidianamente a Ferrara, sempre aperte al pubblico, spesso con la finalità di contribuire al sapere e alla conoscenza indispensabili a una partecipazione attiva e consapevole alla vita sociale.

D- Nappi, la conoscenza e la scienza come priorità anche produttiva possibile, le istituzioni attuali in generale hanno la giusta “connettonica”? R – Credo che una delle azioni di maggiore prospettiva compiuta in questi anni sia stata la nascita dell’idea di Ferrara come città universitaria. Solo in anni recenti, con il crescere nelle società postindustriali del ruolo determinante della cultura, della scienza, della ricerca e dell’informazione, il rapporto dell’università con il contesto locale e con i territori ha cominciato a modificarsi. Questo perché è finalmente maturata la percezione che la città universitaria non può essere ridotta alla mera sommatoria di realtà più o meno dialoganti: la percezione che essa sia una nuova realtà in continua evoluzione, definita attraverso l’interazione tra comunità accademica e comunità cittadina, a partire dallo sviluppo di buone pratiche concernenti la soluzione di problemi e la valorizzazione di potenzialità. A Ferrara questi valori sono stati implementati attraverso la costituzione dell’associazione Unitown, fondata da Comune e Università e che ormai vanta oltre trenta associati tra città e università italiane e straniere, con lo scopo di promuovere lo sviluppo e la circolazione di buone pratiche nel rapporto tra università e attori politici, sociali ed economici delle città, al fine di contribuire allo sviluppo sostenibile dei tessuti urbani e all’inclusione sociale. La “connettonica”, quindi, è iniziata ma si trova ancora in una delicata fase di consolidamento. Il processo di elevazione a sistema dei rapporti tra una pluralità di soggetti è complesso e richiede una forte volontà istituzionale. Volontà che nasce dalla convinzione, dalla consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti circa la indispensabilità di attività sinergiche.

D – Pasquale Nappi, Ferrara ha lanciato un manifesto per la città della conoscenza… Morte le ideologie, questi gli orizzonti propulsivi ormai ovunque urgenti? R – Condivido i contenuti del manifesto per la città della conoscenza e ho ritenuto di dare la mia adesione. Anche alla luce di quanto ho affermato in precedenza, credo che Ferrara debba far parte della rete mondiale delle città che apprendono, città che producono e scambiano conoscenze, luoghi dove l’apprendimento è al servizio di tutta la comunità. In tale dinamica il ruolo dell’Università può essere rilevante e negli anni del mio rettorato ho cercato gli strumenti per promuovere un radicamento sempre più forte tra comunità universitaria e comunità cittadina. Oltre alla già menzionata nascita di Unitown, un momento di particolare rilevanza è stato Unifestival, che tra il 25 e il 27 settembre ha fatto registrare oltre 15.000 presenze negli stand collocati in Piazza Trento e Trieste e in alcune aule universitarie. Ideato con l’intenzione di celebrare i 625 anni di vita dell’Università di Ferrara, Unifestival ha compreso un ricchissimo cartellone di dibattiti, convegni, conferenze, esperimenti, incontri con l’autore, workshop, sondaggi, proiezioni, dimostrazioni, descrizione di esperienze, spettacoli, percorsi culturali e attività sportive. Un vero e proprio festival universitario, aperto alla città per coinvolgere un largo pubblico, costituito non solo da universitari e da addetti ai lavori, ma da cittadine e cittadini, famiglie, giovani, in ottica multidisciplinare e multiculturale. Una iniziativa promossa esclusivamente dall’Università con propri fondi e resa possibile dalla disponibilità del Comune, anche perché le decine di richieste di sponsorizzazione inviate ai più diversi soggetti non hanno trovato alcuna risposta. Quest’ultimo aspetto, costante durante tutta la durata del mio mandato, mi induce ad auspicare per il futuro una maggiore interazione anche su versanti più concreti.