Valanghe, sfatato uno storico luogo comune: più vittime della media nonostante nevichi meno

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L’inverno 2014-2015 e’ stato caratterizzato da temperature talvolta definibili “eccezionali” (foehn unito a masse d’aria gia’ miti, con il picco di 20 gradi nella notte tra il 9 e il 10 gennaio nel fondovalle) e un innevamento non particolarmente deficitario in quota, discontinuo piu’ in basso. Fattore che non ha fatto diminuire il rischio valanghe: 30 i morti in Italia (tre in Valle d’Aosta) contro i 19 della media storica trentennale. Lo si legge nel rendiconto nivometeorologico della Regione. “Dire ‘tanta neve uguale maggiore pericolo valanghe’ e ‘poca neve uguale minor pericolo’ e’ un luogo comune che e’ stato sfatato”, ha detto Valerio Segor, dirigente della Struttura assetto idrogeologico, durante la presentazione del documento, alla presenza dell’assessore delle Opere pubbliche e difesa del suolo Mauro Baccega. Giunto alla sua decima edizione, e’ realizzato dall’Ufficio neve e valanghe con Fondazione montagna sicura. L’attivita’ valanghiva spontanea e’ stato meno intensa del solito – “155 eventi censiti contro una media superiore almeno di 100 unita'” – e poche slavine in grado di raggiungere il fondovalle. Il mese di maggio per la prima volta ha registrato un grado 4-forte di pericolo valanghe per lo scialpinismo ed e’ stato quello con la maggiore attivita’ valanghiva spontanea (38 su 155), seguito da aprile (36) e marzo (33).