Allarme in Tasmania: incendi distruggono foreste millenarie

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E pensare che sono anche patrimonio dell’Unesco. Prima messe in serio pericolo dal disboscamento commerciale e dall’estrazione mineraria (inutile quanto dannosa), ora le millenarie foreste dell’isola di Tasmania sono in balia da giorni di violenti incendi che hanno già distrutto più di 11mila ettari di terreno e di alberi secolari, tra i più alti del mondo. Tra le cause principali dei roghi la stagione eccessivamente calda rispetto alla media e gli effetti del fenomeno El Niño. Come si legge sul sito internet del Parks and Wildlife Service di Tasmania, le riserve colpite da incendi solo almeno 34, con più di 11mila ettari di superficie patrimonio mondiale dell’Unesco arsi dalle fiamme scaturite da più di 80 incendi. E quel che è peggio è che il bilancio negativo è destinato a salire, dato che in Australia non si verificheranno piogge significative almeno fino in autunno. Per glii ambientalisti di tutto il mondo si tratta di un evento catastrofico e i danni sarebbero irreparabili. Come ha spiegato il portavoce locale della Wilderness Society, Vica Bayley, ad Abc.net c’è il serio rischio che ecosistemi remoti vengano distrutti irrimediabilmente. “Questi sono paesaggi incredibilmente fragili e antichi – spiega Bayley – e servono secoli, se non millenni, per un loro recupero“.

LaPresse/EFE
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Alcune specie di piante, come ad esempio il pino King Billy e l’Athrotaxis cupressoides, sono già andate praticamente distrutte. Caratteristica negativa della maggior parte degli alberi delle foreste della Tasmania è che una volta in cenere sono morti, dunque non si rigenerano. In genere, spiega al Guardian David Bowman, dell’Università della Tasmania, eventi simili accadono una volta ogni mille anni, ma il clima ormai è cambiato. “Questo è il cambiamento climatico“, sottolinea Bowman. Ad aggravare poi la situazione, secondo lo studioso, sono stati due fenomeni climatici naturali, ovvero il Dipolo dell’Oceano indiano, cioè l’alternarsi periodico di grandi masse d’aria calda e fredda sopra l’Oceano Indiano, e El Niño. Questo fenomeno che è tra i più forti di sempre, causa il riscaldamento delle acque del Pacifico centro-orientale, con conseguente aumento in maniera esponenziale di siccità e inondazioni. Come fa notare David Lindenmayer, dell’Università di Canberra, gli incendi sono aumentati anche a causa delle tempeste di fulmini: basti pensare che il 1993 e il 2003 il Parks and Wildlife Service della Tasmania ha registrato ben 17 roghi scatenati da fulmini e nel solo decennio successivo si è passati da 17 a 30 incendi.