Clima, El Niño: fenomeni estremi in Sud America anche nel 2016

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Dopo avere provocato alluvioni e l’evacuazione di oltre 100.000 sudamericani nel corso del 2015, El Niño potrebbe creare caos nell’area anche nel 2016. Il fenomeno (innescato dall’innalzamento delle temperature della superficie dell’Oceano Pacifico che alterano i pattern climatici globali) ha sottratto le piogge dal sudest asiatico per riversarle sull’America Latina. Lo scorso 29 dicembre Josh Willis, del Jet Propulsion Laboratory (JPL) NASA aveva dichiarato che “non abbiamo ancora visto il picco di El Niño,” principalmente perché le temperature della superficie delle acque continuava ad aumentare. Due settimane dopo, il 13 gennaio, l’Istituto meteorologico colombiano (IDEAM) ha classificato l’evento come “il secondo più forte della storia“.

Le condizioni meteo continuano ad essere estreme in parti dell’America Latina, ed El Niño rimane attivo, tanto che le autorità colombiane hanno diramato un’allerta a metà gennaio a causa delle temperature eccessivamente alte e della siccità. Duramente colpito il dipartimento di Huila, ma anche Boyaca. Nelle prime due settimane del 2016 45 incendi hanno divorato 116 ettari di vegetazione. Il Ministro dell’Ambiente colombiano Gabriel Vallejo ha reso noto che le temperature a Tolima, sono al momento 4°C superiori alla media.

All’inizio dell’anno le gelate sono comuni in Colombia, ma quest’anno si è trattato di eventi estremi con temperature minime scese fino a -2°C nel centro del Paese. Durante il giorno la colonnina di mercurio ha raggiunto l’estremo opposto con record fino a 45°C registrati il 29 dicembre a Puerto Salgar, Cundinamarca. Nella capitale Bogotà, uno dei luoghi più freddi, le temperature sono aumentate a metà gennaio fino a 23°C, 10°C in più della media.

LaPresse/Reuters
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Ancora più a sud, in Bolivia, El Niño ha portato grandine, alluvioni lampo e siccità, spingendo le piogge verso il vicino Brasile. Secondo quanto reso noto dalle autorità locali, da novembre El Niño ha provocato la morte di 14 persone, ha lasciato 20.000 famiglie senza una casa, ha distrutto 5.500 ettari di campi coltivati e causato danni in 78 città.

La World Meteorological Organization (WMO) ritiene che il fenomeno possa rientrare tra i 4 più forti degli ultimi 65 anni: il governo boliviano ha preparato un piano d’emergenza per proteggere 100.000 famiglie, mentre le montagne andine dovranno affrontare altra siccità, cosa che si ripercuote sulle comunità di Ecuador, Perù e Bolivia. La mancanza d’acqua influisce anche sul funzionamento degli impianti idroelettrici, la maggiore fonte energetica in Colombia, Brasile e Venezuela.