Ebola: aumenta la speranza di possibili terapie contro il virus

Le ultime ricerche fanno si che aumenti la speranza di possibili nuove terapie, che possano sconfiggere il virus Ebola

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato a fine dicembre la Guinea, “Ebola Free“. Questo non ha fermato gli scienziati di tutti il mondo nell’estenuante quanto necessaria ricerca di terapie contro il virus. La ricerca impegna gli scienziati del Texas Biomedical Research Institute, che hanno lavorato per diverso tempo a diagnosi e vaccini per l’ebola prima ancora che si diffondesse l’epidemia in tutta l’Africa. Nello studio pubblicato sul Journal of Virology, guidato da Anthony Griffiths si spiega che “i virus a Rna hanno alti tassi di mutazione spontanea, che permettono un’evoluzione rapida e la capacità di adattarsi a nuove pressioni selettive. Queste possono includere farmaci antivirali, ma anche il sistema immunitario o perfino nuovi ospiti animali”. Nello studio si spiega che “abbiamo trovato che il virus di Ebola aveva una capacità molto limitata di tollerare i cambiamenti spontanei nel genoma, perciò era ragionevole che chimicamente l’aumento della frequenza di mutazione potesse diminuire il numero dei virioni vitali rilasciati dalla cellula“. Il virus quindi si può evolvere in maniera veloce, ma i cambiamenti genetici producono virus indeboliti o non vitali. Per questo motivo, visto il crescente numero di persone infette, gli scienziati hanno compreso che il virus debba prodursi all’interno degli esseri umani. “Ogni cambiamento nel genoma può essere neutrale, negativo o positivo per il patogeno – ricorda l’esperto – Curiosamente, i virus sembrano essersi evoluti per avere un tasso ottimale di mutazione. Aumentarlo potrebbe produrre effetti negativi sul patogeno stesso e diventare quindi uno strumento terapeutico prezioso“. Per comprendere la sensibilità del virus al tasso di mutazione, i ricercatori hanno testato il farmaco ribavirina. Gli esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato che la molecola potrebbe essere una possibile terapia, grazie alla sua capacità di far aumentare la frequenza di mutazione tanto da rendere il virus non vitale. Nei test condotti sulle scimmie, è stato dimostrato che la ribavirina riduce la produzione di virus contagiosi di Ebola, ma i risultati non sono abbastanza certi da poter dar vita ad una terapia certa ed efficace. “Abbiamo dimostrato il potenziale della modifica del tasso di mutazione come strumento terapeutico contro le infezioni di Ebola – spiega Griffiths – Ora pensiamo di testare altri farmaci nella speranza di migliorare l’efficacia osservata con la ribavirina“.