Giornata della Memoria, viaggio dell’orrore nel campo di sterminio di Auschwitz

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Il 27 Gennaio 1945 l’Armata Rossa spalancava i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando gli ultimi sopravvissuti, circa 7 mila prigionieri. Auschwitz fu, come noto, il più grande campo di concentramento, lavoro forzato e sterminio di massa, costruito durante la Seconda Guerra Mondiale dai nazisti come “soluzione finale alla questione ebraica”, come giustificazione ideologica a uno dei più tremendi genocidi della storia. Nell’estate del 44’ l’offensiva sovietica portò l’esercito fino alla Vistola, a circa 200 km dal campo di concentramento di Auschwitz e agli inizi del 45’ fu avviata l’operazione Vistola-Oder, l’offensiva dell’Armata Rossa per muovere verso il cuore della Germania.

A 4A quel punto, i vertici nazisti si resero conto della necessità di procedere allo smantellamento del lager. Le forze sovietiche entrarono nel campo di Majdanek, vicino Lublino, Polonia, nel luglio del 1944; mentre nell’estate dello stesso anno l’Armata Rossa conquistò le zone in cui si trovavano i campi di sterminio di Belzec, Sobibór e Treblinka. Nel novembre del 44’, due mesi prima della Liberazione, il ministro dell’interno Heinrich Himmler ordinò la distruzione delle camere a gas di Birkenau rimaste ancora in funzione ma non di quelle di Auschwitz.

A 5Il 17 gennaio 1945 ad Auschwitz venne fatto l’ultimo appello generale ai prigionieri e a metà gennaio 1945 le SS cominciarono ad evacuare il campo, uccidendo migliaia di prigionieri. Molti altri furono costretti a prendere parte alle “marce della morte” in cui le SS sparavano a chiunque cedesse e non fosse più in grado di proseguire; mentre i sopravvissuti venivano caricati su treni-merci e portati nei campi di concentramento in Germania.
Il 27 gennaio, verso mezzogiorno, le truppe sovietiche del generale Kurockin, arrivarono ad Auschwitz, liberando gli ultimi sopravvissuti, circa 7mila prigionieri tra cui molti bambini, vivi perché usati come cavie per la ricerca medica.

A 7Ad Auschwitz vennero rinchiusi, torturati, uccisi ebrei, zingari, omosessuali, sacerdoti, intellettuali polacchi, prigionieri di guerra, combattenti della Resistenza, criminali comuni. Ma Auschwitz, eletto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco come prova del tentativo metodico, crudele, disuman,o di negare la dignità umana a gruppi considerati inferiori, portando al loro assassinio sistematico, oggi è un museo aperto al pubblico. Il campo si divide in tre settori: Auschwitz I, il campo originario, più piccolo dei tre; Auschwitz/Birkenau, a circa 3 km di distanza dal primo, Auschwitz/ Monowitz, il principale campo di lavoro e sfruttamento dei prigionieri.

A 9Dopo l’ironica e crudele scritta “Il lavoro rende liberi”, ai visitatori è impossibile non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, provando ad immaginare come sia stato vivere in quei luoghi. La costruzione del campo di concentramento di Auschwitz venne progettata da Himmler nell’estate del 1940, in un luogo paludoso nei pressi della città di Oswiecim, poco distante da Cracovia, dove si trovava una caserma abbandonata dall’artiglieria austriaca, costituita ormai da costruzioni pericolanti. Nonostante l’ambiente circostante fosse malsano, acquitrinoso, con acque inquinate e nugoli di zanzare, il luogo era provvisto di vantaggiosi collegamenti ferroviari, era ben isolato, difficilmente osservabile, per cui sembrava il posto più opportuno per ospitare un nuovo campo di concentramento; inizialmente costituito da 28 edifici di un piano che ospitavano dai 13.000 ai 16.000 prigionieri, destinati inizialmente ai lavori di costruzione.

A 10Negli gli anni 40/41 Auschwitz non era ancora un campo di sterminio ma di detenzione per prigionieri polacchi, dove confinare elementi indesiderabili, ufficiali dell’esercito, dissidenti ed eretici che minacciavano l’ordine che i Nazisti si accingevano a costruire nell’Europa Orientale. Col crescere del numero dei detenuti, l’area territoriale del campo venne estesa e ad Auschwitz I, ora campo madre, si aggiunse ben presto Auschwitz II-Birkenau a Brzenzinka, paese a 3 km di distanza. Le condizioni di vita dei prigionieri erano al limite della sopravvivenza: dopo lunghe e snervanti attese, insulti e percosse nella procedura di accoglienza, erano costretti a spogliarsi, rinunciando ad ogni effetto personale. Si procedeva alla rasatura dei capelli, alla doccia disinfettante, alla consegna della divisa a righe (un paio di pantaloni, una casacca e zoccoli di legno)… un processo di spersonalizzazione che privava l’individuo della sua identità.

A 12Gli veniva assegnato un numero, baracca e posto letto ed uno schema fisso scandiva la sua vita quotidiana assieme a quella degli altri prigionieri. La giornata lavorativa iniziava alle 4, durava circa 11 ore, sino alla marcia del ritorno che si concludeva con l’appello serale in cui migliaia di uomini, compresi i cadaveri dei detenuti, erano schierati in file ordinate di fronte alle SS che procedevano al conteggio. Oltretutto, il modello organizzativo del sistema di Auschwitz generava, sin dall’inizio, inimicizie e rancori tra gli stessi prigionieri, vittime non solo delle efferatezze delle SS, ma anche dell’egoistico istinto di sopravvivenza dei propri compagni. Questo è solo un misero resoconto di una delle pagine più sanguinose della storia di tutti i tempi. Non va dimenticato, però, che il male simboleggiato da Auschwitz non è iniziato nell’attimo in cui si aprirono per la prima volta le porte del campo; né tantomeno è finito con lo spegnimento dei forni crematori.