Groenlandia, acqua in “fuga” sempre più rapidamente verso l’oceano. Quali conseguenze sul clima?

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Clima, gli esperti: “con riscaldamento globale la neve perde il suo potere assorbente”

La calotta della Groenlandia sta rilasciando nell’oceano, piu’ velocemente del previsto, l’acqua di fusione, che deriva dallo scioglimento di neve e ghiaccio. Questo perche’ sopra il “firn”, un tipo di neve che forma uno strato spesso fino a 80 metri sotto la superficie della calotta e che agisce come una spugna nel trattenere l’acqua, si e’ formato un “tappo” di ghiaccio a causa del riscaldamento globale, che impedisce all’acqua di filtrare. L’allarme arriva da un team di ricercatori svizzeri, danesi e statunitensi, che con radar e perforazioni hanno analizzato l’impatto del riscaldamento atmosferico.
GroenlandiaIl firn e’ il nome della neve parzialmente compatta, caduta in stagioni precedenti, che si sta trasformando in ghiaccio. Alcune ricerche hanno dimostrato che lo strato di firn agisce come una spugna, trattenendo l’acqua che filtra al suo interno dalla superficie nelle cosiddette “lenti di ghiaccio”. “Non sappiamo come il firn inGroenlandia abbia reagito all’estate molto calda. La nostra ricerca era volta a scoprire se il firn era davvero in grado di trattenere l’acqua di fusione o se la spugna era sovraccarica”, spiegano gli esperti. Attraverso una serie di perforazioni fino a 20 metri di profondita’, in siti che erano stati analizzati 15-20 anni fa, gli scienziati hanno scoperto che le lenti di ghiaccio oggi sono piu’ numerose, e che non sempre il firn funziona come spugna. In alcune aree, la quantita’ eccezionale di acqua di fusione ha formato uno spesso strato di ghiaccio proprio sotto la superficie della calotta, il quale ha agito come un “tappo” impedendo ad altra acqua di filtrare. L’acqua e’ cosi’ rimasta in superficie e, stando alle immagini satellitari, ha formato fiumi che scorrono verso i margini della calotta. “Invece di trattenere l’acqua nel poroso firn, questo meccanismo aumenta il deflusso dalla calotta”, dicono i ricercatori, secondo cui non conoscere l’estensione del tappo di ghiaccio non permette di quantificare l’acqua che si riversa nell’oceano.