Jonas verrà ricordata come una tempesta di neve epica: è stata in grado di paralizzare dieci Stati della East Coast statunitense, causando la morte di 19 persone, decine di feriti e intrappolando centinaia di persone per ore nelle strade. Un metro di neve si è accumulato nelle campagne del West Virginia a Glengary. Oggi è il day after, il giorno in cui inizia la conta dei danni e le operazioni per ripulire le strade. Per quel che riguarda le vittime, sono state sei in North Carolina, cinque a New York City, due in Kentucky e Tennesse ed uno in Virginia, Arkansas, Pennsylvania e Maryland.

New York, che attendeva un evento minore, ha visto entrare in vigore il divieto del traffico, scaduto alle 13 ora italiana, a causa di una nevicata che a mezzanotte ora locale ha lasciato a terra 68 centimetri, diventando la seconda più grande nevicata da quando hanno avuto inizio le rilevazioni, nel 1869. La metro esterna è stata sospesa, l’isola di Manhattan ha chiuso i tunnel e i ponti che la uniscono alla terraferma e tutto si è fermato in una delle sue strade simbolo: spettacoli cancellati a Broadway. La capitale, Washington D.C., è paralizzata da ormai 2 giorni: sabato ha affrontato la peggiore fase della tempesta, con venti forti, grandi accumuli di neve (57 cm) e temperature gelide (le minime si sono avvicinate a -20°C). La metro di Washington rimarrà chiusa almeno fino a lunedì. La tempesta ha portato il caos anche nel traffico aereo, con oltre 12.000 voli cancellati.


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