L’Orologio dell’Apocalisse resta fermo: ancora 3 minuti alla fine del mondo, “e non è una buona notizia”

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Nel 2016 l’Orologio dell’Apocalisse resta fermo: sono le 23:57 e non si muovono le lancette manovrate dal “Bulletin of the atomic scientists science and security board“, il cui Board of sponsors include 17 premi Nobel. L’umanità rimane a 3 minuti dalla mezzanotte, la “fine del mondo” a cui il pianeta sembra avvicinarsi inesorabilmente perchè fino al 2012 l’Orologio dell’Apocalisse segnava le 23:54, ma prima nel 2012 (+1 minuto) e poi nel 2015 (+2 minuti) si è pericolosamente avvicinato all’ora fatale.

L”Orologio dell’apocalisse” (Doomsday clock) è un orologio simbolico creato dagli scienziati dell’Università di Chicago nel 1947 nel quale la mezzanotte significa la fine del mondo. E’ lo strumento che misura il pericolo di un’ipotetica distruzione globale a cui l’umanità è sottoposta. Quando venne creato, nel 1947, l’orologio fu impostato a sette minuti dalla mezzanotte: ad accelerare verso la fine, oltre agli armamenti nucleari, nel 2015 c’erano anche i cambiamenti climatici, “a meno che non si prenda un’azione immediata”.

orologio apocalisse minuti a mezzanotteIl bollettino di quest’anno, pubblicato stasera, è perentorio: “le lancette non si muovono, e non è una buona notizia“. A spiegare la decisione è Lawrence M. Krauss, fisico teorico di fama internazionale e dirigente del “Bulletin of the atomic scientists science and security board”. E’ direttore del progetto “Origins” presso l’Arizona State University. Krauss ha spiegato che “quest’anno abbiamo deciso di non spostare l’orologio in avanto o indietro. Rimane ancora alle 23:57, a tre minuti dalla mezzanotte. Il fatto che le lancette dell’orologio non si muovono, non è una buona notizia. E’ un’espressione di grave preoccupazione per come la situazione globale rimane in gran parte la stessa. L’ultima volta che l’orologio è stato così vicino alla mezzanotte è successo nel 1983, 33 anni fa, nel pieno della guerra fredda“.

orologio apocalisse 01Illustrando le motivazioni della scelta, l’esperto ha specificato come “da quando abbiamo spostato l’orologio in avanti, un anno fa e prima ancora nel 2012, gli sviluppi mondiali sono stati vari e misti. Ci sono state alcune notizie positive come l’accordo nucleare iraniano e l’accordo sul clima di Parigi. Allo stesso tempo, le tensioni nucleari tra USA e Russia sono cresciute, la situazione in Corea del Nord è diventata più acuta con il Paese che afferma di aver testato una bomba all’idrogeno, le tensioni tra Pakistan e India rimangono elevate, ed entrambi questi Paesi stanno aumentando i loro arsenali nucleari, e i programmi di modernizzazione delle armi degli USA e della Russia continuano a violare lo spirito di non proliferazione nucleare. Nonostante l’accordo di Parigi, la lotta contro il cambiamento climatico è soltanto appena iniziata, e non è chiaro se le nazioni del mondo siano tutte pronte a fare scelte difficili ma necessarie per stabilizzare il clima e scongiurare possibili disastri ambientali. In breve, le principali sfide disposte dal Bollettino per i governi un anno fa non sono state affrontate nonostante le minacce globali che abbiamo di fronte sono diventate più urgenti. Per capire la posizione corrente dell’orologio è utile guardare alla storia recente. Nel 2010 l’avevamo spostato indietro, in parte perchè il Presidente degli USA Barack Obama si era impegnato per un mondo senza armi nucleari, invece negli anni della sua amministrazione l’esercito ha sviluppato una nuova generazione di armamenti. I problemi delle armi nucleari non sono solo quelli ipotetici e diretti, ma anche quelli delle scorie nucleari commerciali e quelle dei siti di stoccaggio internazionali. Per aiutare l’orologio a tornare indietro, il Bollettino invita i cittadini del mondo a fare pressioni sui loro leader che devono ridurre drasticamente le spese nei programmi di modernizzazione delle armi nucleari, avviando processi di disarmo, e devono impegnarsi con la Corea del Nord per ridurre i rischi nucleari. Inoltre devono rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici per mantenere il global warming nei limiti dei due gradi celsius. E più in generale devono creare istituzioni per indagare sugli abusi potenzialmente catastrofici delle nuove tecnologie“.