Musica e Astronautica: David Bowie, Blackstar

Recensione di Roby Guerra – Da tempo, quando si parla di nuovo immaginario scientifico o tecnologico, la critica (neppure specializzata) segnala sempre David Bowie, forse il più grande artista pop contemporaneo. Album (anni 60) come Space Oddity, poi la stagione di Ziggy Stardust, fino ai lavori elettronici di Heroes e Low in particolare, per non parlare dell’autentica icona “epocale” del film L’Uomo che cadde sulla Terra con David… Mr. Newton assoluto e straordinario protagonista, hit come Life on Mars tutt’oggi sorprendono per l’anticipazione quasi “connettonica” … e la persistente vitalità, attualità evocativa. L’era spaziale, fin dal boom dell’era Apollo e la conquista della Luna, nello specifico ha per l’arte pop contemporanea in David Bowie, il suo angelo elettronico (o demone se si vuole, per la costante anche provocazione artistica e mediatica, peraltro ottimamente calcolata proprio come un esperimento alieno sulla Terra…). Più recentemente: Bowie ha quasi remixato proprio il grande film cult (tratto dallo scrittore science fiction W. Tevis) di cui prima, nuova azione performativa in prima persona, ma come un ologramma; nessun ruolo come attore, ma come man soundtrack. E finalmente un nuovo album Blackstar, uscito in questi giorni. Se già il video trailer Where are you going?, dell’album omonimo precedente segnalava ancora un grande David Bowie, in dinamiche anche esplicitamente inquietanti e pre-testamentarie, dopo un forzato abbandono live per questioni fisiche gravi (ma almeno il brano hit suonava come una autentica cibernetica esistenziale, di speciale pre-visione transcollettiva), appena relativizzate da altro brano dionisiaco/iconoclastico hard (e persino censurato), ora David nel film trailer (10 minuti!) già anteprima da fine 2015, del nuovo CD, Blackstar , sembra persino giochi a dadi (non con Dio) ma con la morte in persona. E tale tacito significante o leitmotiv caratterizza tutto il nuovo album, quasi un diversamente concept album.

Paradossalmente in ogni caso vincerà il Duca Bianco, già nella storia degli eterni grandi artisti pop del nostro tempo… Il film trailer e il disco intero sono un video music capolavoro e senza alcuna esegesi necessaria: e la fiction sconcertante. Più nello specifico del brano promo e/del trailer, come un marziano nuovamente caduto felicemente sulla Terra ma sospeso nella stratosfera asteroidica fregandosene di Icaro, Dedalo, al contrario capace di realizzare il programma d’esplorazione, ecco David liberare la propria Anima in un tourbillon zoom che attraversa in chips ultracompressi veri e propri futurtipi della nostra civiltà: interfacciati da quasi nuovo William Blake o poeta rimbaudiano di 7 anni, s’immagini un drone camera fluttuante tra le diverse ages della modernità, ma fin dal rinascimento magico… Profano e sacrilego, noir e electro, diventano combinatorie decontestualizzate e intercambiabili, con leggerezza fin troppo perfetta. Alla fine David, vince, nell’immaginario, la Stella oscura, la morte si arrende e suicida in una sorta di buco nero virtuale, l’astro continua a girare, è energia o materia oscura, il segreto della luce e della creatività, David Bowie conferma la sua essenza futurista letterale, un alieno, un mutante, un viaggiatore nel nostro tempo, before and after the singularity…. E trasversalmente, segnala, l’inconscio spaziale del nostro tempo presentissimo: crisi epocale o meno (ma non per l’astronautica almeno robotizzata, leggi telescopi e scoperta costante di esopianeti prossimi forse alla vita, ecc., l’umanità nello spazio fortemente in ritardo rispetto alle previsioni degli anni ’60, su Marte, ecc.), con l’uomo elettronico stesso odierno in aut aut tra nuovo medioevo, schizofrenia esistenziale (sopraffatto dalla mutazione storico-sociale e tecnoscientifica forse troppo accelerata, soprattutto non pilotata a livelli strettamente sociopolitici ed economici) pullulano segnali oltre lo choc del futuro (pur testimoniato dalla musica e i video di Bowie nello specifico di Blackstar). La Nasa e Google che investono in robotica, longevità/crionica (si ricordi sempre e neppure curiosamente 2001… di Kubrick, Hal 900 e l’astronauta David…) con Ray Kuzweil e Larry Page in prima fila. In Italia, il boom anche mediatico di S. Cristoforetti, il dinamismo operativo e sinergico internazionale dell’ASI e dell’ESA, il gruppo stesso Space Renaissance di A. Autino, E. Cecconi, R. Russo (un convegno imminente “Space, Not War” e l’imminente turismo spaziale); i futurologi transumanisti (di R. Campa e altri). Per un ritorno al veroprogresso e allo Spazio, magari verso anche una Stella Nera, Blackstar, con David Bowie futuro soundtrack sui futuri Shuttle in volo.

INFO
http://www.culturaeculture.it/…/david-bowie-blackstar-albu…/
https://www.youtube.com/watch?v=kszLwBaC4Sw