Riepilogo dell’impetuosa libecciata che ha sferzato l’Italia: raffiche fino a 238 km/h in Appennino, picchi di 120 km/h sulle coste

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Nei giorni scorsi, fra domenica 10 e lunedì 11 Gennaio 2016, l’Italia è stata battuta da una forte bufera di venti di Libeccio che ha sferzato buona parte delle nostre regioni, assumendo carattere di vera e propria tempesta, con valori ben oltre forza 10 della scala Beaufort (quella che misura l’intensità del vento in base ai km/h e ai nodi). In alcune aree, specie fra Liguria, Toscana e Marche, il vento è stato anche particolarmente violento, da far registrare raffiche ben oltre i 120-130 km/h a bassa quota, nei punti maggiormente esposti. Se già nei bassi strati, al di sotto dei 400-500 metri di altezza, si sono oltrepassati, agevolmente, i 120-130 km/h, in quota, lungo i principali valichi appenninici, come sulle creste alpine, le raffiche di picco sono divenute davvero estreme, con punte ben oltre i 170-180 km/h, localmente anche più.

varrazzeFino ad ora la massima raffica di picco registrata sul territorio nazionale, durante la tremenda libecciata, si è avuta in un valico dell’Appennino tosco-Emiliano, dove la stazione meteorologica del Passo della Croce Arcana, in Provincia di Pistoia, nel comune di Cutigliano, la mattina di lunedì 11 Gennaio 2016 ha registrato un valore massimo di ben 238 km/h. Un dato notevolissimo, ben evidenziato dall’apposito grafico della stazione, che passerà alla storia come una delle raffiche di vento più violente fino ad ora registrate sul territorio italiano.

06I venti molto forti, da SO o O-SO, sono stati pilotati verso la penisola italiana e i mari limitrofi dallo scivolamento verso il Regno Unito di un profondo ciclone extratropicale colmo di aria molto gelida in quota, che altro non era che il “lobo europeo” del vortice polare. Questa vasta e profonda circolazione depressionaria, guadagnando terreno verso l’Europa centrale, si è contrapposto al robusto anticiclone oceanico, posizionato sul vicino Atlantico, con massimi barici di oltre 1030 hpa a sud-ovest delle coste portoghesi. Le strette e concentriche isobare di questa profonda depressione si sono contrapposte a quelle ellittiche del robusto promontorio anticiclonico oceanico determinando un sensibile infittimento di isobare fra Francia, Italia e Mitteleuropa. Il notevole inspessimento del “gradiente barico orizzontale” (differenza di pressione) che si è determinato è stato ulteriormente esaltato dalle Alpi e dalla presenza a sud, sulle coste nord-africane, di un solido promontorio anticiclonico sub-tropicale, con massimi di 1028-1030 hpa.

eurQuesta notevole differenza di pressione nel corso del pomeriggio di domenica 10 Gennaio ha favorito l’attivazione di un intenso flusso da SO che dallo Stretto di Gibilterra, attraverso il mare di Albora, si è rapidamente propagato alle Baleari, al mar di Sardegna, al mar di Corsica fino al mar Ligure e al Tirreno centro-settentrionale, assumendo una prevalente componente da SO tra mar Ligure, medio-alto Tirreno e mar di Sardegna. Già dalla mattinata di domenica 10 Gennaio fra le Baleari, il mar di Corsica e il mar Ligure, grazie al notevole “gradiente barico orizzontale” creatosi fra le coste algerine e le Alpi, si sono attivate forti burrasche da sud-ovest che hanno cominciato a sferzare, con forza, le coste liguri, dall’imperiese al savonese, genovesato e spezzino, e le coste della Corsica e la Sardegna, con venti medi sostenuti fino a 60-70 km/h e raffiche capaci di raggiungere i 90-100 km/h, con picchi di oltre i 120-130 km/h tra le coste settentrionale corse e le aree più esposte della costa ligure, come Capo Mele, dove si sono lambiti i 115 km/h da SO.

wind10m_H_web_22Raffiche molto forti e turbolenti, oltre i 100 km/h, non sono mancate pure sulla Sardegna, in particolare lungo le coste orientali dentro le Bocche di Bonifacio, dove si sono toccati i 110 km/h. Nel corso delle prime ore di lunedì 11 Gennaio 2016 gli impetuosi venti di libeccio si sono rapidamente estesi dalla Corsica all’isola d’Elba e alle coste toscane, con sferzanti venti da SO che hanno sferzato il massese, il pistoiese, il livornese, il pisano, creando molti danni e disagi, con raffiche localmente anche sopra i 90-100 km/h. Sull’isola di Gorgona, durante la fase più intensa delle burrasche, è stata misurata una raffica di picco di ben 137,5 km/h, mentre nella costa della città di Livorno la stazione meteorologica automatica dell’Avvisatore Marittimo ha segnato una raffica di ben 122 km/h.

125632-thumb-full-mareggiata_livornoProprio lungo la costa livornese, dove si sono raggiunti i massimi picchi, si sono registrati i danni maggiori, per alberi sradicati, cartelloni pubblicitari divelti e infissi danneggiate in molte abitazioni. Dopo aver duramente sferzato le coste della Riviera di Levante ligure, quelle toscane e laziali, la furiosa libecciata penetrando verso l’entroterra ha scavalcato molto velocemente le creste della dorsale appenninica scivolando sotto furiose raffiche di “garbino” lungo le coste adriatiche, tra Romagna, Marche, Abruzzo e Molise, con picchi capaci di superare la soglia dei 120-130 km/h lungo l’uscita delle principali vallate appenniniche.

10922801_10205415342496603_4283428332463483395_nL’effetto del vento di caduta dai crinali dell’Appennino Marchigiano, Abruzzese e Molisano, ha fatto acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria, per effetto “sottovento”, che ha raggiunto le sottostanti vallate e le coste adriatiche tramite impetuose e turbolenti folate che, a tratti, sono risultate anche violente, in grado di arrecare danni ad edifici, infrastrutture e alla cartellonistica stradale.

0614Le raffiche più forti si sono toccate tra l’Appennino Marchigiano e quello Abruzzese, dove in quota, si sono superati i 160-170 km/h. Ancora una volta Frontone, grazioso paese collinare della provincia di Pesaro e Urbino, si è confermato uno dei luoghi più ventosi d’Italia durante le giornate di forte “garbino”. La massima raffica della locale stazione stavolta ha toccato i 76 nodi. Parliamo di una raffica di 140 km/h. Il dato di Frontone mette ancora in evidenza la particolare esposizione del piccolo comune marchigiano alle sfuriate del “garbino” (il “foehn” appenninico) che scende a gran velocità dai declivi dell’Appennino.

Una panoramica del paese di Frontone
Una panoramica del paese di Frontone

Difatti Frontone si trova ai piedi del massiccio montuoso del Catria che raggiunge la massima altezza, parliamo di 1701 metri, con il monte Catria. Quando si attivano gli impetuosi venti di caduta la corrente d’aria, in discesa dai crinali e dalle creste più alte dell’Appennino, tende a rafforzarsi sensibilmente, arrivando sul sottostante fondovalle, con fortissime e turbolenti raffiche da Sud che con grande facilità possono oltrepassare i 100 km/h. Notevoli pure i 140 km/h di Campobasso, mentre spostandoci in riva all’Adriatico, fra l’anconetano, il pescarese e il litorale molisano, sono state archiviate raffiche fra gli 80 km/h e i 100 km/h. Oltre ai forti venti non sono mancate neppure le mareggiate lungo le coste liguri e tirreniche. Gli impetuosi venti da sud-ovest e O-SO, messi in moto dalla forte libecciata, hanno premuto verso le coste liguri e tirreniche un imponente moto ondoso, con la formazione e lo sviluppo di grandi ondate, molto insidiose per la navigazione marittima, che hanno raggiunto pure i 5.0-6.0 metri.

147566Come previsto la notevole estensione del “Fetch” (lo spazio di mare aperto su cui spira il vento), che dal basso Mediterraneo e dalle Baleari si protendeva sino alle coste del levante ligure e ai litorali di Lazio e Campania, ha favorito la formazione di grandi onde, che soprattutto sul mar Ligure e sul settore più settentrionale dell’alto Tirreno, hanno raggiunto delle altezze considerevoli, con picchi anche superiori ai 5.0-6.0 metri, data l’ampio “Fetch” e l’intensità delle burrasche in alto mare. Il clou delle mareggiate si è raggiunto nella giornata di lunedì lungo le coste della Riviera di Levante, fra lo spezzino, le Cinque Terre e la Versilia, dove si sono attivate imponenti onde lunghe, alte fino a 4.0-5.0 metri, che hanno provocato danni e disagi sui centri abitati limitrofi al mare, specie nelle Cinque Terre.

falerna mareggiataSpostandoci sul Tirreno i “Run Up” maggiori, come previsto, si sono avuti davanti le coste del Lazio, Campania e alta Calabria tirrenica, con l’arrivo di onde lunghe, alte anche più di 3.5 metri, che si sono abbattute lungo i litorali esposti alle onde da O-SO, da Civitavecchia fino alle coste del cosentino tirrenico. Sul medio-basso Tirreno, con la rotazione delle forti correnti più da Ovest, si è creato un moto ondoso incrociato, molto insidioso per la navigazione marittima, fra le vecchie e grandi onde lunghe di scaduta da SO e quelle nuove prodotte dall’ingresso dei forti venti di ponente e maestrale dalle Bocche di Bonifacio e dalla Sardegna.