Scienza: sono le emozioni a condizionare la creatività nel cervello

MeteoWeb

Secondo un recente studio, sono le emozioni a condizionare la creatività nel cervello

Secondo un recente studio americano, le emozioni e la creatività sono doti legate tra loro nel cervello degli artisti. Lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports spiega che la creatività non può essere attivata o disattivata da alcune regioni cerebrali, ma fondamentale è il contributo delle emozioni. “Il punto è che l’emozione conta – spiega Charles Limb, autore senior dello studio – Non si tratta di una situazione in cui il cervello è in un certo modo quando siamo creativi e in un altro quando non lo siamo. Piuttosto, ci sono diversi livelli di creatività e le emozioni giocano un ruolo cruciale in queste differenze“. Già altri ricercatori, tra cui lo stesso Limb, in passato avevano utilizzato la risonanza magnetica funzionale,per poter studiare la capacità di improvvisare nel rap o nel rendering di caricature. Dagli esami era emerso che durante l’attività veniva disattivata una regione del cervello, conosciuta con il nome di corteccia prefrontale dorsolaterale, che si occupa proprio di monitorare il comportamento. Questo nuovo studio ha coinvolto alcuni pianisti jazz, che avrebbero dovuto comporre su una piccola tastiera mentre i loro cervelli venivano sottoposti a fMri. La melodia doveva essere ispirata dalla visione di un’immagine e da qui è emerso che, alla disattivazione di questa immagine i pianisti riuscivano ad improvvisare una melodia solo quando visualizzavano una foto positiva. . “C’è una maggiore disattivazione della Dlpfc durante le improvvisazioni allegre, ma durante quelle tristi assistiamo a una maggiore attivazione delle aree cerebrali legate alla ricompensa – spiega Malinda McPherson, prima autrice dello studio e violista classica – Questo indica che potrebbero esserci meccanismi diversi alla base delle motivazioni che spingono a creare musica allegra piuttosto che triste“.  Ogni sessione però includeva anche periodi di tempo, in cui i pianisti guardavano passivamente le immagini. I ricercatori hanno comunque evitato di influenzare i musicisti con parole come triste o felice.  “L’idea che possiamo studiare la creatività complessa in artisti e musicisti da un punto di vista neuroscientifico è un audace, ma è qualcosa con cui siamo sempre più a nostro agio – spiega lo scienziato -Non stiamo rispondendo a tutte le domande, ma abbiamo il diritto di chiedere e progettare esperimenti che cerchino di far luce su questo affascinante processo umano“, conclude Limb.