Questa mattina, precisamente alle 12,00 (ora italiana) una scossa di magnitudo 2 ha interessato il Friuli, fra la provincia di Udine e quella di Pordenone. Secondo l’INGV il sisma ha avuto il suo epicentro ad una distanza di solo 6 chilometri a S di Socchieve. L’ipocentro del terremoto è stato localizzato a 5 chilometri di profondità. Ieri notte, alle 3,23 (ora italiana), una scossa di magnitudo 2.3 aveva colpito la stessa zona, con coordinate geografiche ed ipocentro molto simili al lieve evento odierno.
Le due scosse non hanno provocato alcun danno, ma sono avvenute alla Vigilia della ricorrenza annuale del Grande Terremoto della Carinzia, fra Austria, Slovenia e Friuli, avvenuto il 25 Gennaio 1348. L’evento, con una magnitudo stimata fra i 6.7 e i 6.9 gradi della scala Richter, colpì duramente tutto il nordest italiano, ma non solo. La scossa fu avvertita in tutta l’Europa centrale e ne abbiamo testimonianza grazie alle circa 80 fonti medievali sparse fra Austria, Germania, Slovenia e Italia. Il terremoto generò danni gravi anche a centinaia di chilometri di distanza, perfino a Napoli e a Roma. Numerose le scosse di assestamento, durate almeno fino al 5 Marzo 1348. La scossa ebbe un’intensità pari al X grado della Scala Mercalli nelle zone più prossime all’epicentro, compresa Tolmezzo, dove crollarono moltissimi edifici. A Venezia la scossa fece notevoli danni e provocò la morte di centinaia di persone nella città. In totale furono dai 10.000 ai 20.000 i morti.
La fama di questo disastro colpì fortemente la società europea del tempo. Diverse sono le immagini che ripropongono il disastro di quell’anno. Vi proponiamo quest’affresco, dipinto da M. Wurmster di Strasburgo nel 1362, nel Castello di Karlstein, in Boemia. L’opera, dai tratti tipicamente medievali, ritrae un villaggio nelle montagne della Carinzia che si sgretola per via del forte scuotimento tellurico.
L’evento fu concomitante alla diffusione della Peste Nera in Europa, che decimò la popolazione e fece spendere molte risorse a tutte le monarchie per riuscire ad arginare la malattia. Per cui, dopo la violentissima scossa, non si ebbero più finanziamenti per ricostruire le zone distrutte, che rimasero in rovina almeno per i trent’anni successivi, caratterizzando il panorama spettrale della Carinzia per tutta una generazione.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?