Terremoto L’Aquila: la sentenza della Cassazione sui morti del convitto

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Nessuna rassicurazione, anche se fosse arrivata da “figure di rilievo della Protezione civile“, doveva essere presa per certa in una situazione drammatica come quella che L’Aquila stava vivendo ad aprile del 2009. C’era un terremoto in corso, dunque l’unica difesa è aver fatto una adeguata prevenzione o, in caso negativo, far allontanare le persone delle quali si è responsabili da edifici non antisismici. Questa, in sostanza, la decisione della Cassazione con cui vengono confermate le condanne del rettore e del responsabile provinciale per l’edilizia scolastica, per il crollo del Convitto dello studente nel quale morirono tre ragazzini e altri due rimasero feriti. “Nella situazione data, l’allarme era tanto eloquente – scrive la Suprema Corte – che nessuna seria rassicurazione poteva essere data da alcuno, mancando la possibilità di compiere affidabili previsioni atte ad escludere eventi del genere di quello concretizzatosi“, cioè il crollo del Convitto che era pericolante. Il terremoto, dunque, “non costituisce per la sua entità, per il sito e per il momento storico nel quale si è verificato, un accadimento eccezionale, straordinario, ingovernabile, dunque, un evento di tale natura non sfuggiva all’obbligo di governo del rischio da parte dei soggetti competenti“. “I terremoti, anche di rilevante intensità – continua la Cassazione nella prima sentenza definitiva del filone giudiziario post-sisma sono eventi rientranti tra le normali vicende del suolo, e non possono essere considerati accadimenti eccezionali e imprevedibili quando si verifichino in zone già qualificate come ad elevato rischio sismico, o comunque formalmente classificate come sismiche“.

Dunque “si tratta di eventi con i quali i professionisti competenti sono chiamati a confrontarsi”, in una maniera che dovrebbe essere improntata “a speciale prudenza e accurata attenzione agli aspetti tecnico-scientifici ed alle informazioni e direttive che ne giungono“. Secondo i supremi giudici inoltre,  “qualunque valutazione in tale delicata materia va naturalmente rapportata anche a ciascuna peculiare situazione concreta; e di ciò pure il giudice è chiamato a tener conto, come sempre è del resto richiesto nella delicata valutazione sulla colpa“. Infine “la adeguatezza del comportamento dell’agente chiamato a gestire il rischio sismico andrà in ogni caso rapportato alle caratteristiche dell’edificio, alla sua utilizzazione, alle informazioni scientifiche, specifiche e di contesto, disponibili in ordine a possibilità o probabilità di verificazione di eventi dirompenti“. Nel caso del crollo del Convitto, “si era in area a discreto rischio sismico, uno sciame sismico si protraeva da tempo con incalzante intensità e, soprattutto, nella tragica notte già due violentissime scosse avevano suscitato speciale allarme e fondate preoccupazioni nei giovani allievi ospiti del fatiscente Convitto: si tratta di un aspetto di speciale rilievo“.