Analisi emisferica: l’attenuazione dei venti zonali apre la strada degli scambi meridiani, quali conseguenze nel lungo termine?

Mentre l’inverno 2015/2016 si avvicina sempre più all’ultimo giro di boa l’analisi della circolazione generale su scala emisferica mette in evidenza come già dai prossimi giorni, l’andamento del ramo principale del “getto polare” subirà temporanei rallentamenti, favorendo l’avvento di una circolazione lungo i meridiani, con frequenti scambi di calore fra il polo e le latitudini temperate e sub-tropicali. Già a partire dalla prossima settimana il flusso perturbato principale, che scorre fra gli Stati Uniti e l’Europa centro-settentrionale, comincerà a rallentare, presentando delle ampie ondulazioni (“onde di Rossby”) che dal continente nord-americano si spingeranno in direzione dell’Atlantico settentrionale e dell’Europa. In sostanza ciò significa che la differenza di pressione tra la depressione islandese e l’alta pressione delle Azzorre dovrebbe lentamente ridursi.

160205_1200_15 (1)In pratica verrà a mancare quel fitto “gradiente barico orizzontale” e il “gradiente di geopotenziale” in quota, fra latitudini artiche e la fascia sub-tropicale, che tiene vivo il flusso zonale sul nord Atlantico, con “Westerlies” impetuose che dal nord degli USA e dal Canada orientale si dirigono a gran velocità verso l’Islanda, l’Europa occidentale e la Scandinavia. Il debole “gradiente di geopotenziale” in quota contribuirà ad indebolire il ramo principale del “getto polare” che fuoriesce dal Canada e dal nord degli USA.

eur_full (4)Tale rallentamento del “getto polare” agevolerà, a sua volta, la formazione di grandi ondulazioni troposferica, su larga scala, che dalla fascia sub-tropicale si estendono fino alla regione artica, favorendo la discesa di ampi blocchi di aria fredda, che dal mar Glaciale Artico si versano verso le medie latitudini, mentre ad est dell’avvezione fredda si svilupperanno intense rimonte calde sub-tropicali, pronte a dirigersi fin verso le medio-alte latitudini, con ripercussioni che possono avvertirsi pure sopra il mar Glaciale Artico.

Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. In questa situazione il “getto polare”, divenendo sempre meno intenso, manterrà un andamento abbastanza ondulato, con lo sviluppo di importanti onde troposferiche, note come “onde di Rossby”, estese per centinaia di miglia, le quali tendono a muoversi progressivamente da ovest verso est, condizionando l’andamento meteo/climatico fra America settentrionale, Europa e Asia centro-settentrionale.

plot004_f78Saranno proprio queste ampie ondulazioni, prodotte da un sensibile rallentamento di velocità del ramo principale del “getto polare”, a produrre queste frequenti ondate di freddo fra Stati Uniti centro-orientali, Europa e Asia orientale. Se da una parte le ondulazioni troposferiche riescono a costruire “blocking” (anticicloni di blocco distesi lungo i meridiani che fanno da barriera al flusso delle correnti occidentali) più resistenti, specie tra nord Pacifico e Atlantico settentrionale, capaci di riversare importanti ondate di freddo verso le medie latitudini, dall’altra (lungo i bordi occidentali di questi anticicloni di blocco, preferibilmente posizioni in mezzo gli oceani) si innescheranno imponenti avvezioni di aria decisamente più mite e umida che risaliranno fino alle latitudini sub-polari, generando brusche scaldate, con flussi di aria molto mite, se non addirittura calda, che arrivano a convergere fin sul mar Glaciale Artico, destabilizzando dall’interno il vortice polare troposferico, che si smembra in più “lobi” (vortici depressionari colmi di aria molto gelida a tutte le quote) pronti ad andare alla deriva verso latitudini più meridionali (influenzando da vicino le condizioni meteorologiche sulle medie latitudini con frequenti ondate di calore seguite da incombenti avvezioni fredde).

plot009_f30Come abbiamo avuto modi di spiegarvi più volte solitamente tali dinamiche innescano una sorta di circolo vizioso, che può favorire lo scivolamento dell’aria molto fredda in questi giorni accumulata sopra il mar Glaciale Artico lungo le medie latitudini. Mentre sulla regione artica (oltre il circolo polare) la convergenza di masse d’aria decisamente più miti dalle latitudini sub-tropicali, che cavalcano il bordo ascendente delle famose “onde di Rossby” (particolarmente slanciate sopra gli oceani), in lenta evoluzione da ovest verso est, deporrà a favore per un pattern atmosferico anticiclonico che manterrà il campo termico su valori ben al di sopra della norma per il periodo.