Secondo alcuni ricercatori, l’apparato masticatorio dell’Australopithecus sediba, una specie pre-umana che visse circa due milioni di anni fa in Sudafrica, non avrebbe potuto condurre una dieta a base di cibi duri. Il team internazionale, che ha condotto lo studio, vede la partecipazione anche dell’Università di Bologna. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, descrive una simulazione biomeccanica compiuta sul cranio di un Australopithecus sediba. “Molte australopitecine presentavano sorprendenti adattamenti craniali, utili per processare cibi duri, ossia potevano sprigionare elevate forze durante la masticazione“, ha spiegato David Strait, antropologo della Washington University, St.Louis (Usa) e responsabile della ricerca. Dai risultati è emerso, che la specie “Se avesse utilizzato tutta la potenza dei suoi muscoli masticatori, avrebbe rischiato la lussazione della mandibola“, ha aggiunto Stefano Benazzi, paleoantropologo del Dipartimento di Beni Culturali dell’Unibo e co-autore dell’articolo. Nonostante non fornisca grado di parentela tra questa ed il genere Homo, la ricerca aiuta a comprendere l’impatto dei cambiamenti della dieta sull’evoluzione del nostro genere. “Anche l’uomo, infatti, presenta grosse limitazioni nel generare elevate forze masticatorie e probabilmente questo caratterizzava anche i primi rappresentanti di Homo, così come alcune australopitecine“, afferma ancora Benazzi. “Ciò significa che mentre alcune australopitecine si sono evolute per massimizzare la capacità di masticare in modo energico, altre, tra cui quelle che hanno dato origine al genere Homo, si sono evolute nella direzione opposta. In definitiva, vari fattori ecologici devono aver modificato il comportamento alimentare e la dieta delle australopitecine, rivestendo quindi un ruolo fondamentale nell’origine del genere Homo“.
Archeologia: Australopithecus sediba non poteva masticare cibi duri


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