Curiosità: chi ha inventato il fiammifero?

Prima dell’arrivo dell’accendino o degli accendi-gas, non era poi così facile accendere un fuoco; elemento essenziale per la vita di tutti i giorni. Pietre focaie, sfregamento dei legni e altri metodi naturali erano all’ordine del giorno e richiedevano una certa pazienza e maestria. Per facilitare le cose, i cinesi già nel VI secolo utilizzavano dei bastoncini di legno di pino impregnati di zolfo; ma solo nel 1827 il chimico inglese John Walker scoprì il fiammifero a strofinamento per puro caso. Come per caso? Ebbene si, il chimico non cercava di trovare metodi alternativi di accensione, ma stava lavorando per costruire una bomba a base di elementi chimici quali solfuro di antimonio, clorato di potassio, amido e gomma. Mentre lavorava una goccia del composto cadde su un bastoncino di legno, seccandosi ed indurendosi. Sfregando il legnetto sul pavimento per pulirlo si generò una fiamma. Nel 1831, Charles Sauria decise di migliorare l’invenzione del collega aggiungendo anche del fosforo bianco, che eliminava la puzza generata dalla fiamma. Nel 1906, però, questa idea fu proibita a causa della sua tossicità. Solo nel 1844 con Gustaf Erik Pasch iniziamo ad avere dei fiammiferi totalmente sicuri e facili da utilizzare. Infatti, una parte della miscela era all’estremità del fiammifero ed un’altra sulla superficie sulla quale sfregarlo. I primi fiammiferi erano però molto pericolosi perché la loro fiamma era imprevedibile a volte molto piccina a volte grandissima e a volte era possibile che scoppiasse.