I magistrati brasiliani ha deciso di bloccare 500 milioni di reais (126,5 milioni di dollari) della compagnia mineraria Samarco e delle sue controllate, Vale e l’anglo-australiana BHP, che servivano per finanziare il recupero dei luoghi devastati dai fanghi scaricati nel disastro del 5 novembre scorso in Minas Gerais, quando a causa del crollo delle dighe morirono 17 persone e altre 2 risultarono disperse. Milioni di tonnellate di fanghi tossici si riversarono nel fiume Rio Doce, avvelenando il corso d’acqua che arriva sino all’oceano Atlantico e di conseguenza le terre circostanti. Il fatto è considerato la più grande tragedia ambientale della storia del Brasile. La richiesta di bloccare il denaro è arrivata dalla procura allo scopo di ricostruire il municipio di Barra Longa. Samarco e le sue controllate dovranno presentare nei prossimi 30 giorni un progetto per recuperare e riparare “integralmente” tutti i beni pubblici e le infrastrutture danneggiate. Avranno sei mesi per eseguire il progetto e, in caso contrario, dovranno pagare una multa giornaliera di 500mila reais (126.500 dollari). La procura del Minas Gerais ha ricordato che il riversamento di acqua e fango ha distrutto infrastrutture, la rete di igiene pubblica, piazze ed edifici a Barra Longa. “Di tutti i comuni colpiti dalla fuoriuscita, senza dubbio Barra Longa è stato il più colpito e distrutto“, hanno detto i pubblici ministeri Thiago Fernandes de Carvalho e Bruno Guerra de Oliveira. Samarco presenterà ricorso contro la sentenza “per poter dare continuità alle azioni che già sono in corso” e far fronte agli “impatti sociali e ambientali derivati dall’incidente“.
Disastro Samarco, Brasile: bloccati i 500 milioni utili alla ricostruzione


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