Epilessia: i bambini sono i soggetti più colpiti dalla malattia

Secondo recenti dati, sono i bambini i soggetti più colpiti dall’epilessia. Infatti, nei due terzi dei casi la malattia inizia a manifestarsi già prima della pubertà. Attualmente, il 30% di tutte le epilessie resiste ai farmaci e di queste solo il 10-15% può essere trattata con la chirurgia. In questi casi, prima si interviene più è alta la possibilità di guarigione. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha comunicato di aderire alla Giornata Mondiale sul tema, che si svolgerà l’8 febbraio con alcune iniziative di informazione e sensibilizzazione. La Giornata avrà inizio dalle 9 alle 16 presso la sede di viale di San Paolo 15, qui vi sarà un team di neurologi del dipartimento di Neuroscienze che sarà disponibile per qualsiasi consulto. Dalle 10:30 alle 15:00 saranno disponibili workshop pratici fondamentali per gli insegnanti e gli operatori scolastici, che si riferiranno anche alla gestione della crisi degli studenti affetti da epilessia. “Le persone affette da epilessia ancora oggi sono vittime di pregiudizi e limitazioni in vari ambiti della loro esistenza – sottolinea il direttore del dipartimento, Federico Vigevano esclusi i casi particolarmente complessi e invalidanti, ciascuno di loro può invece vivere una vita regolare nella società, a scuola, a lavoro, nel tempo libero. E’ per questo motivo che discriminazione ed emarginazione vanno combattute con ogni iniziativa di informazione, formazione e sensibilizzazione possibile“.

LUNA EPILESSIAAttualmente, al Bambino Gesù vengono effettuati oltre 500 ricoveri per epilessia. I pazienti però che hanno subito un intervento chirurgico in tal senso sono stati, invece, 25. Al momento, sono diversi i pazienti a cui sono somministrati farmaci per curare le diverse forme di epilessia, ma un terzo dei pazienti riesce a resistere ai trattamenti con i farmaci. L’intervento chirurgico è attuabile solo quando è presente un’area epilettogena, che è circoscritta e la sua asportazione non danneggia il cervello. Dal 2010 ad oggi sono stati eseguiti più di 100 interventi chirurgici. “Accertata l’idoneità all’approccio chirurgico è necessario intervenire il prima possibile – spiega Nicola Specchio, responsabile di Neurochirurgia dell’Epilessia al Bambino Gesù – infatti, minore è il tempo di esposizione alle crisi, minore è il rischio che il bambino riporti danni cerebrali poi trattabili con maggiori difficoltà“. Nel caso di soggetti non operabili si può ricorrere anche all’impianto dello stimolatore del nervo vago, che viene applicato sottocute nella zona dello sterno. Questo consente al nervo di avere meno crisi. Non solo, per ridurre anche le convulsioni che non possono essere regolate con farmaci e chirurgia è utile anche la dieta chetogena, che porta ad una iperproduzione di chetoni e si fonda su grassi, carboidrati e proteine.