Altro che inverno, in Europa sembra sia pieno autunno. L’inverno sul vecchio continente è fortemente penalizzato da una profonda anomalia negativa di geopotenziale presente fra l’Atlantico settentrionale e la Scandinavia, dove è presente un vasto campo di geopotenziali molto bassi, associati all’attività del “lobo europeo” del vortice polare. Questo campo di geopotenziali bassi in alta quota tende ad inasprire il “gradiente di geopotenziale” sull’Atlantico settentrionale, favorendo una notevole intensificazione dei venti zonali e del “getto polare” tra l’Atlantico e l’Europa. Questa netta contrapposizione termica e di geopotenziali, nel cuore dell’Atlantico settentrionale, continua a tenere attiva una profonda circolazione depressionaria nel tratto di oceano a sud dell’Islanda (dove è ubicato il cosiddetto “fronte polare”), la quale tende a dipanare un impetuoso flusso di aria molto mite e umida, d’estrazione oceanica, che dalle medie latitudini atlantiche si spinge verso il cuore dell’Europa, la Scandinavia, il mar Baltico e la Russia europea, mantenendo il campo termico su valori ben al di sopra delle medie su gran parte del continente. Nel corso della mattinata odierna il passaggio dell’intenso sistema frontale atlantico, annesso alla profonda circolazione depressionaria che dal mar di Norvegia si estende alla Scandinavia, ha apportato forti rovesci di pioggia e temporali piuttosto insoliti per la stagione invernale in gran parte dei paesi dell’Europa occidentale.
La perturbazione ha colpito duramente soprattutto la Francia centro-settentrionali, dove si sono sviluppati dei temporali particolarmente violenti, accompagnati da una vivace attività elettrica, con tuoni e fulmini, come se fossimo in estate. La fenomenologia più intensa in mattinata ha interessato diverse regioni della Francia centro-settentrionale, in particolare l’area fra la Turenna e la regione della Brie, dove si è sviluppata una vera e propria “squall line” frontale che ha dato luogo a forti rovesci di pioggia, grandinate e soprattutto a forti colpi di vento, fino a 100 km/h, che hanno causato non pochi danni e disagi.
Questo sistema convettivo a mesoscala transitato sulla Francia centro-settentrionale, in piena area pre-frontale, ha determinato pure locali allagamenti e vari danni prodotti dalle fortissime raffiche di vento che hanno preceduto e accompagnato i forti temporali. Queste forti raffiche di vento, collegate ai “downbursts” delle singole “Cellule temporalesche”, sono state registrate in altre stazioni della Francia centro-settentrionale, durante il transito di questa linea temporalesca pre-frontale, poi traslata verso l’estremo ovest della Germania. Vedere simili fenomeni convettivi, tipici del periodo estivo, nel bel mezzo della stagione invernale, fa un po’ pensare sull’attuale configurazione persistente da svariati mesi sull’area euro-atlantica.
Ma la miccia che ha fatto scoppiare questi insoliti temporali, dalle caratteristiche simil estive, è stata l’aria molto umida e mite, d’estrazione sub-tropicale oceanica, aspirata dal profondissimo ciclone extratropicale, ubicato con un profondissimo minimo barico sull’alto mar di Norvegia, in direzione della Spagna, Francia e Belgio, tramite l’attivazione di una sostenuta ventilazione dai quadranti sud-occidentali che si è spinta fin sull’Olanda, Danimarca e mar del Nord.

Le masse d’aria molto miti, avendo un origine sub-tropicale oceanica (provenienti dai 30° di latitudine nord), risalendo l’Atlantico portoghese hanno mantenuto tutte le loro caratteristiche iniziali, presentandosi sul territorio europeo come aria insolitamente calda per il periodo invernale. E quindi ottimo carburante per l’attivazione di moti convettivi sufficientemente intensi per costruire imponenti nubi cumuliformi (cumulonembi), capaci di dare la stura a forti rovesci di pioggia e a fenomeni di stampo temporalesco, con fulminazioni e colpi di vento piuttosto forti davanti i muri precipitativi.
Inoltre bisogna anche tenere presente che le acque superficiali del medio-alto Atlantico presentando, in vasti tratti, risultano un po’ più calde del previsto, con uno scarto di oltre i +1.0°C a dispetto delle medie stagionali. Ciò comporta un maggior rilascio di vapore acqueo alla colonna d’aria sovrastante, e quindi l’emissione di un maggior quantitativo di calore latente che alimenta i moti convettivi lungo la troposfera, aumentando la possibilità per la formazione dei fenomeni convettivi, anche di stampo temporalesco.
Questi fenomeni convettivi sono molto più probabili lungo il settore pre-frontale di una più ampia circolazione depressionaria oceanica, dove molto spesso s’innescano forti “gradienti termici verticali”, acuiti dall’intrusione, nella media e alta troposfera, di masse d’aria molto più fredde che sfondano dal settore post-frontale, scorrendo al di sopra del flusso caldo e umido sub-tropicale che riempie l’area pre-frontale (dove è attiva una ventilazione meridionale nei bassi strati).
Nel caso dei forti temporali avvenuti in mattinata sulla Francia centro-settentrionale la causa principale è di sicuro rappresentata in una “dry intrusion”. Ossia una intrusione di aria molto secca di origine stratosferica nell’alta troposfera che ha prodotto un intenso “gradiente igrometrico verticale” tra l’aria fredda e secca in quota in scorrimento sopra le masse d’aria molto umide (prossime alla saturazione) e temperate, in azione nei bassi strati. Il fenomeno, studiato nella meteorologia sinottica (in Europa e negli USA), è noto anche con il termine di “invasioni stratosferiche“. La tropopausa (ossia quella fetta di atmosfera, alta più di 12-13 km a seconda della latitudine, entro cui si possono estendere i moti atmosferici verticali) non è fissa, come erroneamente si pensa, ma in continuo movimento. Ciò significa che essa si alza e si abbassa in continuazione, a seconda che vi passi aria fredda di origine polare (che abbassa la troposfera) o calda sub-tropicale (che innalza la troposfera). Le ondulazioni della tropopausa causano due differenti tipi di anomalie che possono essere positive o negative. Parliamo di anomalie positive quando “aria stratosferica” invade la parte più alta della troposfera, determinando le cosiddette “invasioni stratosferiche“ nella tropopausa, che possono finire all‘interno del ramo principale del “getto polare“, estendendosi a grandi distanze.
Le anomalie negative si verificano solo quando è l’aria troposferica che si alza fino al limite della stratosfera, provocando le “invasioni di aria troposferica“. Nel primo caso lo spessore della troposfera subisce un abbassamento legato ad una circolazione ciclonica (ciclogenesi), più o meno profonda, che determina condizioni di spiccata instabilità “baroclina”, con la stabilità statica che diminuisce nella parte inferiore dell’anomalia. Nel secondo caso la troposfera invece tende a sollevarsi verso il limite della stratosfera, per l’azione di una circolazione anticiclonica, con la stabilità statica che invece aumenta sempre più nella parte inferiore dell’anomalia, favorendo un incremento della stabilità atmosferica, partendo dai medi e bassi strati. In tali contesti, con scorrimenti di aria stratosferica molto secca nell’alta troposfera, si possono originare delle fasi di forte maltempo che possono dare luogo anche ad insidiosi sistemi temporaleschi autorigeneranti, capaci di scaricare in poche ore precipitazioni di carattere torrenziale, cagionando allagamenti e “flash floods” disastrosi.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?