Considerato “il più bello di Sicilia”, il Carnevale di Acireale è una delle manifestazioni più autentiche e coinvolgenti del folklore isolano. Risale al 1594 il documento più antico su questo Carnevale. Già nel 1600 nel territorio di Aci vi era l’usanza di duellare a suon di uova marce e agrumi per le strade, tanto che, nel 1612, un bando della Corte criminale di “Jaci” vietò categoricamente ai cittadini di qualunque ceto, di “giocare” al tiro di arance e limoni durante il periodo di “carnelivari” a causa di gravi fatti (feriti e danni alle cose) accaduti negli anni precedenti.Bisognerà giungere al 1880 per l’introduzione delle sfilate dei carri allegorici, precedute dalle carrozze dei nobili addobbate (le cassariate o landaus), in seguito sostituite dai carri in cartapesta. Nel 1930 per la prima volta comparvero carri allegorici adornati di fiori; primo passo per la realizzazione di “carri infiorati”.
Negli anni 50 e 60 vennero invece realizzati i LILLIPUT, carri allegorici o infiorati in miniatura, sui quali siedono bambini. Da allora la sua storia è stata tutta in crescendo. Nel 1996, 1997, 2001, 2006 e 2010 la fama del Carnevale di Acireale era tale che fece parte della lotteria di Carnevale, del Monopolio di Stato e nel 2006 gli fu assegnato il premio europeo Alberto Sargentini dall’omonima fondazione di Viareggio. Nel 2010 entrò a far parte di una serie di gemellaggi, tra cui quello fra il Carnevale di Viareggio e la Lotteria Nazionale, insieme ad altri carnevali italiani.
Ancora oggi, a distanza di secoli, il Carnevale di Acireale trae la propria linfa vitale dal rinnovato entusiasmo del pubblico partecipante, un pubblico che sceglie di farsi trasportare in una realtà alternativa, fatta di suoni e colori di una città in festa. Tipiche acesi sono le maschere di Carnevale storiche: l’Abbatazzu, in uso dal 1667, detto anche Pueta Minutizzu, forse parodia del clero: porta vestiti stravaganti, un grande tovagliolo al collo e un’enorme parrucca bianca; i Baruni, una parodia dei nobili con indosso una grossa cappa, un cappellone a cilindro, nastrini sgargianti, delle grosse catene e soprattutto un atteggiamento da bifolco; la Cola Taddazza, la Quadaredda, i Manti, con lunghi mantelli di seta e i Domino , maschere nere che come i Manti nascondono la loro identità.


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