Il Carnevale di Verona, detto “Bacanàl del Gnoco”, è tutt’ora uno dei più legati alla tradizione e la sua istituzione risale al 1531, anno in cui ci fu una grave carestia che provocò l’aumento del prezzo della farina ed il conseguente rifiuto dei fornai di vendere il pane. Ai disordini che seguirono parteciparono, prevalentemente, gli abitanti di S. Zeno, all’epoca il quartiere più povero e popolato di Verona. Per riportare la calma fu nominata una commissione di cittadini facoltosi che provvide all’acquisto ed alla distribuzione di grano e farina. Di questa commissione sembra facesse parte anche Tommaso Da Vico, tradizionalmente indicato come il padre del Carnevale veronese. Si tramanda che egli abbia inserito nel proprio testamento l’indicazione di distribuire gratuitamente pane, vino, burro, farina e formaggio ai Sanzenati nell’ultimo venerdì di Carnevale, chiamato inizialmente venerdì casolàr, successivamente chiamato venerdì gnocolàr, con riferimento agli gnocchi distribuiti in piazza.
Il Carnevale di Verona si è nel tempo allargato ad ogni quartiere della città, ognuno dei quali ha la sua maschera, inventata o ispirata ad un personaggio storico o ad un mestiere. La maschera emblema del Carnevale di Verona è quella di Papà del Gnoco, rappresentato come un uomo anziano con una lunga barba bianca, vestito di broccato nocciola e mantello, con una tuba rossa a cui sono attaccati dei sonagli, che ha come scettro una grande forchetta dorata in cui è infilzato uno gnocco di patata.
Durante la sfilata dei carri allegorici, si muove a piedi o a cavallo di una mula (a cavallo di un “ciuco bardato in guisa bizzarra e ridevole”, come descritto in un testo del 1759), assieme ai suoi servitori, i gobeti o macaroni, dispensando caramelle ai bambini e porzioni di gnocchi fumanti agli adulti. Nato nell’antico quartiere di San Zeno, viene tradizionalmente eletto tra i suoi abitanti.


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