Il castello di Montebello è arroccato su una collina alta 436 metri dell’entroterra riminese, dalla quale è possibile godere di un panorama mozzafiato. Storia, arte e natura si intrecciano in un luogo immerso nel verde e nella tranquillità, benché lo rocca fu, in un lontano passato, teatro di numerose e sanguinarie battaglie. E in un posto così non poteva non nascere una delle più affascinanti leggende italiane, quella del fantasma della piccola Azzurrina. Il maniero appartiene ancora oggi alla famiglia Guidi, discendente della stessa casata che vi abitava durante il Rinascimento, e che ne curò la ristrutturazione del 1989, permettendo così di poter aprire il castello al pubblico, con all’interno l’arredamento originale.
Ma a prescindere dall’alto valore storico e artistico del luogo, il motivo per cui è maggiormente conosciuto ai più è proprio la leggenda di Azzurrina. Precisiamo subito che di leggenda si tratta, sebbene siano stati tanti i tentativi, anche da parte di note trasmissioni televisive, come “Mistero” o “Voyager“, di fare luce sulla storia, provando persino a “individuare” il fantasma della piccola, grazie a sofisticati e appositi strumenti. Ma andiamo con ordine. La bimba in questione non è altro che Guendalina Malatesta, realmente esistita, figlia di Ugolinuccio da Montebello, signore del castello, che visse intorno alla metà del 1300. Guendalina era una splendida bambina albina. E proprio quest’ultima caratteristica deve aver dato vita a tutte le leggende, inizialmente semplici “voci di paese”, che si sono venute a creare intorno alla dolce Guendalina. Basti pensare che ancora 300 anni dopo, è cioè intorno al 1600, un parroco della zona ne scrive la storia, includendola tra altri racconti popolari della valle. Dal racconto fatto del prelato, basato appunto su “voci di paese”, pare che il padre avesse assoldato una vera e proprio scorta per la piccola: due guardie che non le permettevano di uscire di casa per evitare pregiudizi da parte dei compaesani. La mamma, invece, che come tutte voleva vedere la propria figlia felice, le tingeva i capelli bianchissimi con sostanze vegetali che le davano riflessi azzurri, proprio dello stesso colore dei suoi occhi. E per questo venne in seguito chiamata con il nomignolo di Azzurrina.
Era il 21 giugno del 1375, dunque il solstizio d’estate, quando Azzurrina, sempre sotto lo sguardo vigile delle due “guardie del corpo”, giocava all’interno del castello con una sorta di palla, fatta da stracci. La palla cade in una botola sotterranea e la bimba la insegue per recuperarla. E’ in quel momento che le due guardie sentono un urlo straziante, corrono, ma non trovano la piccola. Da quel momento di Guendalina in carne ed ossa, e della sua palla di stracci, non se ne saprà mai più nulla. Ma proprio in quel momento nasce una delle leggende più tristi e allo stesso tempo magneticamente affascinanti del nostro Paese. Molti, col passare dei secoli, hanno giurato e spergiurato di essere entrati nel castello e di aver udito i passi e il pianto sommesso di una bimba. In particolare, pare che i momenti più propizi per “avvertire la presenza di Azzurrina” siano proprio durante il solstizio d’estate, e con precisione ogni cinque anni, quando l’anno finisce per 0 e 5.


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