Onde gravitazionali: “è necessario tornare ad investire nel campo della fisica”

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Cento anni fa, Albert Einstein presentò la sua teoria della relatività. Di questa, una sola cosa non era ancora stata dimostrata: le onde gravitazionali. La loro rilevazione ha impegnato diversi ricercatori e finalmente ieri è stata confermata la loro scoperta. “Un altro traguardo scientifico importantissimo a firma prevalentemente italiana in collaborazione con i francesi e con la comunità scientifica internazionale. In termini di importanza è una scoperta non meno rilevante di quella che quattro anni fa ebbe firma di Fabiola Gianotti, a Ginevra, del Bosone di Higgs“. A dichiararlo è Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, durante un’intervista all’Unità. Ovviamente, all’interno dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare si respira aria di Nobel, visto il grande contributo dato nella scoperta di ciò che Einstein teorizzò cento anni prima. “E’ la conferma diretta che Einstein aveva pienamente ragione, così mi hanno spiegato Fernando Ferroni e i suoi collaboratori dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare – continua il ministro -. Ed è importante che la grande tradizione della ricerca di base nel campo della fisica continui nel nostro Paese, sia vivace e produttiva e dia risultati brillanti per noi e per il resto del mondo. Penso che possiamo esprimere grande soddisfazione e riflettere su quanto sia decisivo tornare a investire“.

onde gravitazionali1E anche vero che “ci sono realtà che raggiungono la cronaca nazionale solo in queste occasioni, ma abbiamo un esercito di 100mila scienziati che fa egregiamente il proprio lavoro nella competizione europea e internazionale“. E continua “questa meraviglia del successo del centro di Cascina“, “non spunta nel deserto, è un’eccellenza che emerge, ci sono formazioni in enti, in università che tutti i giorni silenziosamente fanno un ottimo lavoro. Magari facciamo più fatica di altri Paesi, ma certo non partiamo da zero“. Con riferimento alla legge di Stabilità, il ministro precisa che “alcuni segnali questo governo li ha dati nelle due leggi di Stabilità e più incisivamente nell’ultima. Quest’anno, mettendo insieme le misure per l’università e la ricerca c’è un budget di 370 milioni sicuramente non sufficiente, ma è un segno più che si mette in un capitolo molto trascurato. Fino a tre anni fa o a tutto il campo della conoscenza sono state negate attenzione e valorizzazione. Ora abbiamo 1080 giovani che entrano nelle università e negli enti di ricerca, ci sono 500 nuovi posti da professore nelle università, una selezione severa e rigorosa che mira a catturare un’eccellenza italiana o straniera: investire nella ricerca significa anzitutto investire nel capitale umano. È un piccolo primo passo, ma importante. E c’è un altro provvedimento che darà ossigeno alla ricerca di base: è il Programma nazionale per la ricerca, un piano già discusso in una sessione preliminare del Cipe e che sarà approvato nella prossima riunione del Comitato: assegnerà altri 2 miliardi e mezzo al mondo della ricerca di base e alla ricerca applicata all’innovazione e produzione industriale“. E aggiunge che “il Piano nazionale prevede la valorizzazione e l’incentivazione della partnership tra pubblico e privato. Abbiamo buoni risultati nel settore aerospaziale, nell’energia, nel settore biomedico: si pensi al centro di Pomezia privato ma integrato con Cnr – che l’anno scorso è arrivato a definire un prototipo di vaccino per l’ebola. E’ avanzatissimo, ma la domanda che lei mi fa mi costringe, a totale onestà intellettuale: non tutto il mondo dell’impresa è pronto a colmare il gap che si diceva e che – va detto – è più forte che nel pubblico. Questo anche per motivi ovvi: il nostro è un sistema costituito perlopiù da piccole e medie imprese, spesso non hanno la cultura di ricerca e innovazione o non hanno dimensione e strumenti. È quindi necessario creare e sostenere distretti che possano mettere insieme il modello classico con università-laboratorio: è interessante quello Apple ha annunciato di voler fare a Napoli. E bisogna puntare sulle start-up, altro mondo in cui dobbiamo crescere“.