Federico Ferrini è il direttore dell’osservatorio di Cascina, in provincia di Pisa, che ha contribuito alla rilevazione delle onde gravitazionali, annunciata al mondo lo scorso 11 febbraio. Ora, come spiega proprio Ferrini a Fabio De Ponte, di LaPresse, è ora di ampliare l’organico e la capacità di azione della struttura, per la quale attualmente lavorano, a posto fisso, solo una cinquantina di persone. “Se potessi mi sarei allargato – racconta il direttore – reclutando un’altra ventina di persone. Anche perché abbiamo avuto giovani che sono venuti a fare il training di altissimo livello. Ora non posso, ma spero che dopo la scoperta qualche possibilità in più ci sia. Secondo me – sottolinea – è anche un dovere della scienza dimostrare che gli investimenti, che sono le tasse dei cittadini, servono. Noi andiamo avanti perché i cittadini italiani e francesi pagano le tasse. Dobbiamo restituire a loro conoscenza, tecnologia, training di giovani, e tutto quello che possiamo. Facciamo un lavoro che ci piace moltissimo grazie ai nostri concittadini”.
La carriera di Ferrini è considerevole: è stato otto anni al Cern a rappresentare l’Italia, come avvenne anche alla conferenza sul clima del 2009. “Nel 2003 – spiega il direttore – la struttura era stata costruita, la luce del laser circolava dentro l’interferometro. Ma ci sono voluti quattro anni perché funzionasse come noi desideravamo. Nel 2007 funzionava. Tra il 2007 e il 2011 abbiamo effettuato misure sulle stelle Pulsar. Non riuscivamo a captarne le emissioni. Così abbiamo stabilito che ci voleva una sensibilità maggiore. A meno che non volessimo avere pazienza. Con lo strumento che c’era prima la possibilità di beccare un segnale era dell’ordine di uno ogni cento anni. Siccome siamo impazienti, abbiamo deciso di rafforzare lo strumento”. L’onda gravitazionale individuata dagli americani non è stata rilevata da Virgo, “perché avevamo lo strumento spento, stiamo facendo l’upgrade. Gli upgrade andavano fatti in due momenti diversi per fare in modo che qualcosa restasse sempre acceso. Noi nel 2011 eravamo accesi e loro dal gennaio 2010 erano spenti. Nel 2011 avevamo una sensibilità migliore della loro e avevamo sperimentato alcune soluzioni che poi sono state prese dagli americani nel 2012″ .
L’interferometro di Cascina ha bracci lunghi tre chilometri, quelli di LIGO, invece, sono lunghi quattro chilometri “perché non ci entravano qui – spiega Ferrini – Avremmo dovuto attraversare la strada che collega Pontedera a Livorno e questo naturalmente non sarebbe stato simpatico. Abbiamo un limite fisico. Gli americani li hanno messi uno nel deserto vicino a Seattle, in una zona dove trattano rifiuti nucleari, e l’altro in mezzo agli acquitrini della Lousiana, in mezzo agli alligatori. Avevano spazio a sufficienza”. Per quanto riguarda invece i contributi, il direttore precisa che “oltre a quelli ordinari che l’Infn e il Cnrs mi stanno passando, loro mettono 4,5 milioni di euro all’anno ciascuno. Qui arrivano 9 milioni all’anno. Di questi, il 30% è per pagare il personale. Un altro 30% va dentro l’esperimento e il resto va dentro la manutenzione dell’infrastruttura e delle altre parti che non riguardano l’avanzamento dell’esperimento. Qui abbiamo, insieme agli americani, il più grande sistema al mondo di ultravuoto e richiede moltissima manutenzione, perché le pompe vanno cambiate continuamente. Hanno esigenze particolari. Qui c’è un vuoto cento volte più spinto di quello del tunnel dell’acceleratore di particelle del Cern. All’università di Pisa – precisa ancora Ferrini – c’è una grossa sezione dell’Infn. Io stesso vengo dall’università di Pisa, ero professore di astrofisica lì. Dopo lunghi periodi all’estero sono tornato per dirigere questo posto. Ho avuto parecchia fortuna. Nella mia vita sono rimasto disoccupato quindici giorni. Non avevo ancora compiuto 26 anni ed ero già di ruolo all’università di Pisa. Sono stato abbastanza fortunato” svela lo scienziato.
Prima, continua il direttore di Virgo, “sono stato otto anni a Ginevra alla rappresentanza italiana alle Nazioni unite dove, come addetto scientifico, rappresentavo l’Italia al Cern e ad altre organizzazioni, l’Organizzazione mondiale della meteorologia e all’Unione internazionale delle telecomunicazioni. Sono stato a rappresentare l’Italia al Cern nella fase in cui l’acceleratore di particelle veniva costruito. Poi mi hanno selezionato per questa direzione. Le sessanta persone che ho il piacere di dirigere lavorano molto bene. Cinquanta permanenti e dieci con contratti per periodi brevi. E’ personale di grande flessibilità e disponibilità. Sono sempre pronti a risolvere tutti i problemi. E’ un gruppo decisamente piccolo. Però non mi trovo nella situazione di aumentare il personale perché col bilancio che abbiamo dobbiamo stare molto attenti a supportare l’esperimento più che si può” .
Il nostro, conclude Ferrini rivolgendosi in particolare ai giovani che si apprestano ad intraprendere la sua stessa carriera, “è un lavoro che richiede molta passione. Richiede sacrificio, molte volte mi sono trovato a lavorare nel weekend e a chiedere scusa alla famiglia. E’ una scelta di vita per la quale bisogna avere un compagno o una compagna pazienti. Che capisca quello che per noi è un privilegio. Questo è un lavoro in cui ci si deve divertire, oltre a rendicontare quello che è stato investito su di noi”.


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