Il fumo rischia di aumentare il rischio di effetti collaterali delle terapie. A dichiararlo sono alcuni studi condotti presso l’Irccs Cro di Aviano, che spiegano come a coloro a cui viene diagnosticato un tumore al seno, alla prostata o il linfoma di Hodgkin hanno meno possibilità di sopravvivere e di morire per malattie acute. Inoltre, visto l’aumentare del numero di persone che guarisce dai tumori smettere di fumare riduce il rischio di sviluppare altre malattie gravi. “La lotta contro il cancro – sottolinea Paolo De Paoli, Direttore scientifico del Cro di Aviano – non potrà mai essere vincente se non si combatte con tutte le armi il fumo“. “In aggiunta al ruolo del tabagismo come principale causa di malattia e morte – prosegue De Paoli – la recente letteratura medica ha posto bene in evidenza come i fumatori che si ammalano di tumore abbiano una probabilità di guarigione significativamente peggiore non solo dei non fumatori, ma anche dei fumatori che smettono definitivamente di fumare dopo la diagnosi“. Diego Serraino, direttore SOC Epidemiologia e Biostatistica del Cro, ricorda che “quasi un cittadino italiano su tre (il 28% circa) è un fumatore abituale. Questo significa che in Italia circa 14 milioni di persone ogni giorno si comprano la loro dose di nicotina, il principio attivo del fumo che procura dipendenza. Una dipendenza che muove quasi 15 miliardi l’anno, di cui il 75% sono tasse“.
Salute: “la lotta contro il cancro non può essere vinta se non si combatte il fumo”


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