Non solo problemi di salute immediati per chi è esposto allo smog, ma anche danni a lungo termine, con i casi di mortalità che aumentano anche dopo trent’anni di distanza. A sostenerlo è uno studio fatto in Inghilterra e Galles e pubblicato dalla rivista Thorax. I ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno usato dati su 368mila persone monitorate per circa 38 anni, confrontando lo stato di salute con i livelli di inquinamento calcolato in base all’esposizione a diossido di zolfo e ‘black carbon’, due prodotti delle combustioni che possono essere usati come indicatori per le polveri sottili, la cui misura è iniziata in anni recenti. Da quanto emerso, ogni unità addizionale di esposizione alle sostanze nel 1971 aumenta il rischio di morte tra il 2002 e il 2009, del 2%. L’esposizione sembra più pericolosa a breve termine, con ogni unità in più di inquinanti respirata nel 2001 che aumenta del 24% il rischio mortalità tra il 2002 e il 2009. “In altre parole – scrivono gli autori -, una persona che nel 1971 viveva in un’area molto inquinata aveva un rischio maggiore del 14% di morire tra il 2002 e il 2009 rispetto a chi viveva in zone più salubri. Questo studio conferma che le polveri sottili sono pericolose per la salute sia a breve che a lungo termine“.
Smog: è possibile morirne anche dopo 30 anni dall’esposizione


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