Sono oltre 3.200 i cittadini, soprattutto ricercatori, studenti, pazienti e loro familiari, oltre a 37 enti pubblici e privati (Università, Istituti di Ricerca e Associazioni di Pazienti), che hanno sottoscritto la lettera, promossa da Research4Life, indirizzata alla Commissione europea per chiedere che la normativa nazionale sulla sperimentazione animale venga uniformata a quella dell’Unione Europea. Secondo Research4Life è infatti necessario che l’Italia ritorni sui suoi passi e adotti la direttiva 63/2010/Ue sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici nella sua versione originale, eliminando quelle restrizioni che non consentono ai nostri ricercatori di indagare su soluzioni per bisogni di cura a oggi insoddisfatti. Il decreto legislativo 26/2014 vieta, tra le altre cose, l’utilizzo di animali per gli xenotrapianti, necessari per terapie sperimentali per patologie molto gravi e considerati una tecnica di routine in qualsiasi laboratorio di ricerca biomedica a livello mondiale. Con il divieto verrebbe impedita la prosecuzione delle ricerche finalizzate alla generazione di organi perfettamente compatibili con l’organismo ricevente (umano) da destinare quindi ai trapianti di organi nell’uomo, a partire dall’inserimento mediante iniezione di cellule staminali indotte in un animale ospite e si impedirebbe la produzione di valvole cardiache biologiche derivate da maiale, bloccando le cure delle stenosi aortiche e delle valvole cardiache danneggiate. Il divieto di utilizzo di animali per le ricerche su sostanze d’abuso – spiega ancora Researc4Life – causerà invece la conclusione di qualsiasi ricerca volta a indagare i meccanismi di azione di tali sostanze, le quali stanno diventando sempre più diffuse, con effetti devastanti, in termini di danni permanenti (ad esempio, la sindrome da astinenza neonatale, causata dall’utilizzo di sostanze stupefacenti/farmaci durante la gravidanza). Più in generale, sarà messa in pericolo la ricerca sui disturbi alimentari, quali la bulimia e l’anoressia. Il decreto legislativo impedisce poi l’utilizzo degli animali nelle attività di formazione universitaria, ad eccezione di quella di medici e medici veterinari. Gran parte degli esperimenti nei laboratori viene eseguita però da biologi, farmacisti, biotecnologi, a cui verrà negata una adeguata formazione durante gli studi universitari. “Se la libertà di circolazione di merci, servizi, persone e capitali nel territorio degli Stati membri, così come la libertà di concorrenza leale tra le imprese stabilite nel territorio dell’Unione – commenta Giuliano Grignaschi, segretario generale di Research4Life – sono principi fondamentali dell’ordinamento giuridico Ue, il decreto legislativo 26/2014 va contro tali principi, mina la formazione di intere categorie di futuri scienziati e crea una serie di condizioni che mettono seriamente a rischio il futuro della ricerca italiana rispetto agli altri Paesi europei“.
Sperimentazione animale: 3.200 cittadini europei dicono sì


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