Spettacolare “depressione-uragano” a sudovest dell’Islanda: onde di 10 metri sullo Stretto di Danimarca

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Lo spettacolare ciclone extratropicale, con un minimo barico al suolo sceso sotto i 950 hpa, che da diverse ore spiraleggia nel tratto di oceano poco a sud dell’Islanda, continua ad essere supportato dal poderoso “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto polare”) che dalle coste del Canada orientale si dipana verso l’Atlantico settentrionale. Difatti il forte “gradiente di geopotenziale” in quota, che si è venuto a scavare fra l’Artico canadese, la Groenlandia e l’Atlantico occidentale, ha causato un significativo rinforzo del ramo principale del “getto polare”, che in queste ore sorvola l’Atlantico nord-occidentale con un potente “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto polare”) che avrà il merito di erodere il margine più settentrionale dell’anticiclone azzorriano, favorendo un “tilting” verso est del promontorio oceanico, il quale si spingerà con le proprie propaggini più orientali fino al traverso delle Alpi.

analyza (1)I “Jet Streaks”, come capita spesso in Atlantico e nel Pacifico settentrionale, sono i veri motori del tempo atmosferico e innescano lo sviluppo dei più grandi cicloni extratropicali. Questo potentissimo fiume d’aria, che passa nell’alta troposfera, determina lo sviluppo di una importante anomalia della tropopausa, agevolando l’intrusione di aria dalla stratosfera, molto secca e stabile, la quale scorrendo al di sopra dell’aria molto più tiepida e umida, in scorrimento nei medi e bassi strati, contribuirà ad instabilizzare l’intera colonna d’aria, accelerando l’intero processo ciclogenetico a ridosso delle coste meridionali dell’Islanda.

160205_1200_15Anche in questo caso la circolazione depressionaria, in scivolamento dallo Stretto di Davis, trovandosi lungo l’uscita sinistra del “getto polare”, è stata interessata da una “dry intrusion” stratosferica che ha ulteriormente approfondito il potente ciclone extratropicale, facendogli assumere, già dalle scorse ore, le sembianze di una vera e propria “depressione-uragano”, con un minimo barico da capogiro che è sceso abbondantemente ben al di sotto dei 950 hpa.

160205_1200_15 (1)Basti pensare che una situazione meteorologica molto simile a questa, nel Gennaio 1993, favorì la formazione sull’Atlantico settentrionale del più potente ciclone extratropicale mai osservato dalle agenzie meteorologiche, che passò nel tratto di mare appena a sud dell’Islanda, con una pressione centrale che scese fino ai 914 hpa.

Si nota il profondissimo "gradiente barico orizzontale" che si chiude sullo Stretto di Danimarca
Si nota il profondissimo “gradiente barico orizzontale” che si chiude sullo Stretto di Danimarca

Il potentissimo ciclone extratropicale, avvicinandosi al Regno Unito, portò violenti venti di tempesta che raggiunsero picchi estremi di ben 194 km/h nel nord-ovest della Scozia. Il potente “gradiente barico orizzontale” che si è venuto a creare lungo il margine occidentale e meridionale di questo immenso ciclone extratropicale ha attivato potenti tempeste di vento, in grado di raggiungere l’intensità di uragano, con venti violenti, prevalentemente da Nord, N-NE e NE, che hanno raggiunto punte di ben 170-180 km/h nelle raffiche, lungo l’Atlantico nord-occidentale, ed in modo particolare lungo lo Stretto di Danimarca, nel tratto di oceano ad ovest delle coste islandesi, dove si sono raggiunte le massime velocite.

I venti con forza di uragano che nella giornata di ieri hanno sferzato lo Stretto di Danimarca ripresi dal passaggio del satellite Ascat
I venti con forza di uragano che nella giornata di ieri hanno sferzato lo Stretto di Danimarca ripresi dal passaggio del satellite Ascat

Fortunatamente, i venti più violenti associati a questo potentissimo ciclone extratropicale, non hanno interessato le terre emerse, se non marginalmente le coste sud-orientali della Groenlandia e quelle più meridionali dell’Islanda, lambite da forti burrasche da Ovest e O-SO. I venti più violenti nelle ultime ore hanno spazzato una parte del mare della Groenlandia e lo Stretto di Danimarca. La profondissima circolazione ciclonica, di tipo extratropicale, contrastando con la cellula anticiclonica, di origine termica, presente sopra il Plateau groenlandese ha determinato una notevole contrapposizione di isobare, con lo sviluppo di un “gradiente barico orizzontale” particolarmente esplosivo anche sul lato settentrionale della suddetta depressione.

Si nota il profondissimo "gradiente barico orizzontale" che si chiude sullo Stretto di Danimarca
Si nota il profondissimo “gradiente barico orizzontale” che si chiude sullo Stretto di Danimarca

Questo forte “gradiente barico orizzontale”, che ha disteso i propri massimi in corrispondenza dello Stretto di Danimarca, nella giornata di ieri, venerdì 5 Febbraio 2016, ha causato l’attivazione di furiose tempeste di vento da N-NE e NE, con raffiche che hanno oltrepassato i 170-180 km/h fra lo Stretto di Danimarca e le coste nord-occidentali islandesi.

Wea00816L’esteso “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento), che dal mar del Labrador si propagherà fino alle isole Far Oer, solleverà ondate davvero molto alte, molto pericolose per la navigazione marittima, che raggiungeranno altezze di oltre i 10-11 metri lì dove si localizzeranno le tempeste più violente, sul quadrante meridionale e occidentale della profondissima circolazione ciclonica. Parte di queste imponenti onde, dopo aver percorso l’Atlantico raggiungeranno le Far Oer, le Shetland, le Orcadi e le isole Ebridi, originando forti mareggiate che nella giornata di mercoledì flagelleranno anche le coste occidentali scozzesi e quelle irlandesi, con l’irrompere di ondata, alte fino a più di 7-8 metri.