Preoccupazioni, traumi e stress possono causare uno stato d’animo tale che spesso può sfociare in depressione, soprattutto per le donne. Un vero e proprio disturbo da stress post-traumatico. Una notizia positiva in merito arriva da una nuova ricerca pubblicata su ‘Depression and Anxiety:‘ un team di ricercatori ha scoperto che la gravidanza può ridurre i sintomi del disturbo da stress post-traumatico (Ptsd) o, almeno, non causare una riacutizzazione del problema, anche se questo non vale per tutti i casi presi in esame. Per una donna incinta su 4, infatti, si verifica il contrario: i sintomi peggiorano con il proseguire della gravidanza e poi arrivano le difficoltà nell’instaurare un legame con i neonati, aumentando così il rischio di depressione post-partum.
Lo studio realizzato da una equipe di ricercatori dell’University of Michigan Medical School e School of Nursing è il primo a monitorare i sintomi del Ptsd durante la gravidanza e dopo il parto. I risultati, spiegano gli esperti, evidenziano la necessità di sottoporre le donne in gravidanza a uno screening per un possibile disturbo da stress post-traumatico non diagnosticato. Nel corso della sperimentazione sono state monitorate 319 mamme. Più della metà presentavano sintomi del disturbo da stress post-traumatico elevati nella prima parte della gravidanza. In questo gruppo tutte hanno sperimentato una diminuzione del problema man mano che si avvicinavano al parto. Mentre la condizione delle donne che avevano sintomi più lievi nella fase iniziale della gestazione è rimasta invariata. Per alcune mamme, invece, il disturbo è peggiorato, e queste ultime erano per lo più quelle che avevano subito un nuovo trauma o stress mentre avevano in grembo il piccolo, o quelle che mostravano un alto livello di ansia per il parto. “Ci auguriamo che i nostri risultati diano un messaggio di speranza alle donne che hanno un passato di disturbo da stress post-traumatico“, sottolinea la psichiatra Maria Muzik che ha condotto lo studio. “Non tutte sono necessariamente destinate a sperimentare un peggioramento durante la gravidanza“, assicura l’esperta. Ma esiste un gruppo vulnerabile che invece ha un elevato rischio, per la mamma e per il bambino. “Con poche domande si possono identificare queste donne. E prevenire l’esplosione dei sintomi potrebbe ridurre le probabilità di malattia post-parto e proteggere il futuro bebè“, sottolinea Muzik. Inoltre, è stato riscontrato che le donne con forti reti di sostegno sociale durante la gravidanza sembrano essere meno soggette al rischio di peggioramento del Ptsd. Quindi partner, parenti e amici possono fare la differenza.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?