Vuole diventare madre a 60 anni con gli ovuli della figlia morta

E’ britannica la donna che sta cercando in tutti i modi di poter utilizzare gli ovuli congelati della figlia, morta di cancro a 28 anni, per dare alla luce il suo stesso nipotino. L’Alta Corte si è già rifiutata di concederle il permesso lo scorso anno, ma la 60enne ha interpellato due giudici della Corte d’appello di Londra dai quali spera di ottenere il via libera per continuare la sua battaglia legale. I magistrati hanno ascoltato le sue motivazioni ieri e ora dovranno decidere se concedere o meno l’autorizzazione a contestare la decisione di giugno scorso con cui è stato respinto il ricorso.

Il marito, di un anno più giovane della moglie, è sempre al suo fianco e appoggia la decisione della donna. I due sono stati ribattezzati dai media britannici come ‘Mr e Mrs M‘, per proteggerne l’identità. Se dovessero ottenere quello che chiedono, Mrs M sarebbe allo stesso tempo mamma e nonna dello stesso bambino. Sarebbe sufficiente sottoporsi a una procedura di fecondazione assistita con gli ovuli congelati dalla figlia, quando ancora quest’ultima aveva la speranza di guarire dal cancro all’intestino e di poter un giorno avere un bambino. Per fecondare gli ovociti si dovrebbe ricorrere a un donatore esterno. Per le caratteristiche della fecondazione si tratterebbe di un caso unico al mondo. L’aspirante nonna/mamma è determinata a tentare il tutto per tutto per esaudire l’ultimo desiderio espresso dalla figlia prima di morire, cioè quello di avere un figlio, arrivando a chiedere alla madre di portarlo in grembo per lei. Quando è iniziata la battaglia legale la donna aveva 55 anni, e ora dopo cinque anni, si ritrova a dover mettere il suo futuro e il desiderio di una figlia sul letto di morte, nelle mani dei giudici Treacy e Floyd, i quali convengono che si tratta di “un caso molto triste” e non hanno ancora sciolto le riserve, ma si sono presi tempo per considerare tutte le argomentazioni presentate.

La donna avrebbe anche la possibilità di emigrare negli Stati Uniti, dove una clinica di New York potrebbe effettuare l’intervento. Ma la Human Fertility and Embryology Authority (Hfea) ha rifiutato alla coppia il via libera all’esportazione degli ovuli negli Usa, dato che non c’è una volontà messa per iscritto dalla ragazza prima di morire.