10 marzo 1946 – 10 marzo 2016: 70 anni di diritto di voto alle donne italiane

10 marzo 1946… un giorno quasi dimenticato dalla storia eppure così significativo, quello  del diritto di voto alle donne italiane.   Quel giorno,  di 70 anni fa, le donne italiane, per la prima volta, abbandonarono per qualche ora il focolare domestico, mettendosi in fila davanti ai seggi di una Nazione ancora semidistrutta dalla guerra. Il 10 marzo rappresenta una data importante sotto un duplice profilo: in  quel  giorno si svolsero le prime elezioni amministrative dopo la caduta del Fascismo e per la prima volta, in Italia, le donne andarono alle urne in 436 comuni (le prime elezioni politiche ed il referendum istituzionale Monarchia/Repubblica si tennero, invece, quasi tre mesi dopo, il 2 giugno 1946). Le donne, in realtà, avevano ottenuto il diritto di voto tempo prima, già quando venne emesso il decreto legislativo luogotenenziale n° 23 del 1 febbraio 1945, con il quale era stato sancito il suffragio universale ma per errore, ci si accorse successivamente, venne omesso il contestuale riconoscimento dell’elettorato passivo delle donne.

10 MARZO 2Il decreto luogotenenziale n°74 del 10 marzo 1946, adottato lo stesso giorno delle elezioni amministrative, stabilì all’art 7 l’eleggibilità all’Assemblea Costituente dei cittadini e delle cittadine italiane che, al giorno delle elezioni, avessero compiuto il 25° anno di età, inserendo così a pieno titolo, nella Carta Costituzionale, i diritti politici delle donne e riconoscendo la loro piena cittadinanza politica. In realtà, il percorso che ha portato al diritto di voto alle donne in Italia è stato lungo e tortuoso, per cui è doveroso ripercorrerne le tappe storiche salienti.

10 MARZO 1Nel 1848, la legge 680 (elettorale piemontese su criteri censitari) riconobbe il potere di voto agli uomini maggiori di 25 anni che sapevano leggere e scrivere, che pagassero almeno 40 lire di imposte. Numericamente questo portava alle urne il 2% della popolazione italiana. Nel 1872, la Sinistra parlamentare abbassò la soglia della maturità elettorale dai 25 ai 21 anni, ammettendo al voto tutti i cittadini in grado di leggere e scrivere ma, in una situazione di analfabetismo come quella italiana, la percentuale di elettori sulla popolazione si alzò in modo poco significativo.

10 MARZO 3Nel 1882 il suffragio, con la legge Zanardelli del 24 settembre, venne allargato, riconoscendo il diritto di voto ai maschi maggiorenni alfabeti e a coloro che versavano imposte dirette per una cifra annua di 19,8 lire. Il corpo elettorale venne più che triplicato. Nel 1912 la legge promulgata da Giovanni Giolitti stabilì un suffragio quasi universale per gli uomini in quanto potevano votare tutti i maschi capaci di leggere e scrivere con almeno 21 anni, mentre gli analfabeti potevano votare a partire dai 30 anni. Inoltre il voto venne esteso a tutti i cittadini che avessero già prestato servizio militare.

10 MARZO 4Nel 1919, una modifica alla legge precedente stabilì che potevano votare tutti i cittadini maschi di almeno 21 anni di età. Venne quindi abolita la distinzione per gli analfabeti. Potevano, inoltre, votare tutti i minorenni che avessero prestato servizio militare nei corpi nobilitati. Il sistema proporzionale sostituì quello maggioritario a 2 turni ed il corpo elettorale venne portato a 11 milioni. In Italia, come noto, le donne cominciarono ad esercitare il diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative di marzo/aprile 1946 ed il 2 giugno dello stesso anno si recarono nuovamente alle urne per il referendum Monarchia/Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente.