Ambiente: arrivano i super-batteri “spazzini” che ripuliscono l’aria

MeteoWeb

I super batteri spazzini sono in grado di assorbire l’anidride carbonica ripulendola, di diluire gli idrocarburi e di riuscire a bonificare le aree industriali dismesse, incluse le ex centrali nucleari, senza dimenticare l’impatto nell’agricoltura. Dopo esser giunta la notizia dal Giappone di alcuni batteri in grado di ripulire gli oceani dalla plastica, l’Italia ha deciso di sperimentare creando dei batteri in grado di ripulire l’aria. I ricercatori del Consiglio Nazionale delle ricerche e dell’Università di Firenze hanno scoperto la presenza, nella laguna veneziana “Acinetobacter venetianus VE-C3“, un batterio autoctono che vive a stretto contatto con le acque inquinate da idrocarburi davanti all’area industriale di Porto Marghera ed ha acquistato la capacità di decomporre gli idrocarburi e ridurli in sostanze meno dannose.

Un’altra scoperta è stata effettuata relativamente a dei batteri marini in grado di eliminare gli idrocarburi che inquinano le acque. Lo studio è stato condotto dall’Istituto per l’ambiente marino e costiero del Cnr ed ha dimostrato che l’Alcanivorax borkumensis SK2, della famiglia dei Bic, e’ il piu’ promettente ‘spazzino’ marino. Uno studio ulteriore ha dimostrato che esistono altri batteri in grado di distruggere gli insetticidi ed i pesticidi disciolti nell’acquaSi tratta del rhodococcus wratislaviensis, o meglio di un ceppo particolare di questo batterio che e’ stato selezionato a Roma dall’IRSA- CNR. A Pozzuoli, invece, ne sono stati scoperti altri in grado di trasformare l’anidride carbonica in acido latticoIn un altro istituto del CNR, INFM, stanno addirittura pensando di costruire piccolissimi motori alimentati proprio da batteri. All’ENEA, invece, i batteri sono utilizzati per il restauro dei beni culturali. 

Diversi i brevetti e le applicazioni messe a punto dall’equipe guidata da Anna Rosa Sprocati, coordinatrice del laboratorio ENEA di “Microbiologia Ambientale e Biotecnologie Microbiche“. Tra questi alcuni che hanno gia’ permesso al gruppo di ricerca di effettuare interventi su tele e su affreschi sul Palatino e nel Palazzo dei Papi di Avignone.