L’Unione Europea potrebbe emettere 2 miliardi di tonnellate di CO2 in più rispetto a quanto promesso a dicembre durante la Cop21 di Parigi mettendo a rischio lo stesso accordo raggiunto per limitare l’aumento della temperatura globale a 2 gradi centigradi. Il nodo è il “tetto e commercio delle emissioni“, che interessa soprattutto il settore termoelettrico e l’industria. L’Unione Europea impone un limite massimo di emissioni e le aziende devono acquistare quote di CO2 che pensano di emettere. “Le attuali proposte non sono coerenti con quanto concordato a Parigi e non sono nemmeno in linea con ciò che è necessario per rimanere al di sotto dei 2 gradi di aumento della temperatura“, ha spiegato al Guardian l’europarlamentare dei Verdi Bas Eickhout, membro della commissione Ambiente, secondo cui “i numeri dell’Ets devono essere cambiati ora per renderli coerenti con l’accordo di Parigi“.
Il sistema Ets europeo è nato nel 2005 e consiste nel fissare un tetto alle emissioni e lasciare che il prezzo del carbonio fluttui liberamente. Questo fino a quando l’economia ha avuto un andamento di crescita regolare, la domanda e l’offerta di quote sono state tali da portare il prezzo di ogni quota intorno ai 20 dollari a tonnellata di CO2 e facendo funzionare il sistema. Con la crisi, la contrazione della produzione industriale ha portato ad un calo delle emissioni al di sotto del tetto fissato dall’Ue facendo scendere il costo delle quote fino a 2-3 dollari, una cifra troppo bassa per avere un potere deterrente.


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