Astronomia: alla ricerca di zone fredde nella Via Lattea, per scoprire l’origine delle stelle

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La Via Lattea è la gigantesca culla spaziale dove avviene la gestazione delle future stelle: la nostra galassia ospita infatti nubi di polveri e gas, che potrebbero un giorno dare vita a nuovi processi di formazione stellare. Al contrario di quello che si può pensare, i luoghi più indicati per l’inizio di questo fenomeno sono i punti più freddi della Via Lattea. Questo perché prima che la giovane stella prenda fuoco – spiega l’ASI – il gas che forma il suo nucleo deve collassare su se stesso: evento possibile solo se le temperature sono sufficientemente basse da permettere alla forza di gravità di prendere il sopravvento. Per questo gli astronomi scandagliano il cielo alla ricerca dei punti più freddi della nostra galassia, lì dove ci sono le condizioni più propizie per la nascita di nuove stelle.

Uno dei maggiori alleati in questa indagine è stato l’osservatorio spaziale Herschel dell’ESA, che dal 2009 al 2013 ha osservato le nubi molecolari appartenenti alla nostra Galassia e ha portato a casa spettacolari immagini del processo che dà vita a nuove stelle. Oggi questa collezione ci regala una nuova perla: l’occhio di Herschel ha immortalato un filamento freddo di polvere, noto agli astronomi come G82.65-2.00.

Planck cruising to L2La straordinaria fotografia ne mostra la frastagliata sagoma blu, che rappresenta la parte più fredda della nube e contiene una quantità di materia pari a 800 volte la massa del Sole. La temperatura media della polvere in questo filamento è di circa -259°C: abbastanza bassa da permettere la formazione di nuove stelle. Nell’immagine, colorata dal team di ESA in modo da isolare la “culla” della formazione stellare, la parte blu corrisponde alle onde più lunghe nell’infrarosso (regioni più fredde), mentre la parte in rosso corrisponde alle onde più corte (regioni più calde).

Il campo visivo catturato dalla foto è poco più grande del doppio dell’ampiezza della Luna. Si tratta di una delle 116 regioni dello spazio osservate da Herschel come parte del progetto Galactic Cold Cores, che punta proprio a individuare le zone più fredde della nostra galassia per scoprire l’origine delle stelle.

Prima di Herschel, che ha portato a termine la sua missione nel giugno 2013, nessun satellite infrarosso era riuscito a osservare queste strutture così chiaramente. Questo è avvenuto anche grazie agli strumenti PACS e SPIRE, al cui finanziamento e controllo in orbita ha contribuito l’Agenzia Spaziale Italiana. L’osservazione di questi “grovigli” gassosi nel nostro Universo può fornire indizi fondamentali sull’evoluzione dei corpi celesti, a partire dal misterioso e affascinante processo di formazione stellare.