Divieto di ricerca sugli embrioni: “Persa un’importante occasione ma non ci arrendiamo”

Inammissibile per la Consulta la questione di legittimità costituzionale del divieto di ricerca sugli embrioni: “si è persa un occasione importante”, ma “non ci fermiamo, ci rivolgiamo al Parlamento e alle corti internazionali” ha dichiarato l‘Associazione Luca Coscioni. “Dopo la decisione odierna della Corte Costituzionale e la presa di posizione da parte del governo Renzi, non resta che la strada del Parlamento e delle Corti internazionali per rimuovere il divieto di ricerca su embrioni non idonei per una gravidanza” hanno commentato Filomena Gallo e Marco Cappato .

L’Associazione Luca Coscioni ha inoltre  promosso una petizione per la libertà di ricerca sulle staminali embrionali e le firme pervenute sono state tantissime. Ad aderire alla petizione anche illustri luminari della scienza e della ricerca internazionale provenienti da  Australia, Austria, Belgio, Canada, Croatia, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Italia, Olanda, Polonia, Russia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Gran Bretagna e Stati Uniti. “Si è oggi persa – sottolineano Cattaneo e Gallo – una importante occasione per porre fine a quella politica dissennata che, dal 2004, blocca la ricerca e lascia soli i ricercatori e le persone affette da malattie incurabili”. “Particolarmente grave – continuano – è stato il ruolo del presidente del consiglio Renzi, che nei giorni precedenti aveva reso noto l’orientamento di questo governo di opporsi al ricorso e di impedire, con successo, l’audizione degli scienziati da parte dei giudici”.

“Come radicali dell’Associazione Luca Coscioni, noi non ci arrendiamo e porteremo avanti in ogni sede la battaglia che fu di Luca: da subito lanciamo la petizione al Parlamento italiano come forma di prosecuzione di una mobilitazione del mondo scientifico e della società civile che è già senza precedenti. Porteremo in Parlamento le richieste dei malati e della scienza e sosterremo tutte le azioni legali possibili dinanzi alle giurisdizioni internazionali per richiamare l’Italia all’obbligo del rispetto della libertà di ricerca scientifica e dei diritti delle persone malate”.