Edoardo Boncinelli, “La Scienza non ha bisogno di Dio”

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Per la collana, La scienza come un romanzo, libri Corriere della Sera, ecco un testo programmatico e autorevole pro scienza, autore Edoardo Boncinelli, il più importante e forse noto genetista italiano vivente, docente (non a caso) di Filosofia all’Università San Raffaele di Milano. Infatti, a dispetto del titolo apparentemente scientista e neopositivista ( o se si vuole…. finalmente, ma in senso evoluto al quadrato, poco ancora captato dai profani), Boncinelli illustra con parole scorrevolissime, chiare, in sé indiscutibili, non solo i grandi progressi e i lavori in progress sorprendenti della Genetica contemporanea, ma li articola in una rigorosa dimensione storica e filosofico scientifica, dove tutto il mistero della natura umana esita ben oltre la cosiddetta fredda logica. In una sezione parla infatti anche di mistica della genetica, rivelando la grande passione, vero e proprio umanesimo scientifico, che anima la ricerca stessa pura degli scienziati. In tempi di neoscurantismo e new age galoppante, se non inquietanti medioevi prossimo venturi, libri come questo di Boncinelli, sono un salutare antivirus.

boncinelli scienza non bisogno di dio coverLa complessità della genetica, del DNA e del Genoma che oggi quasi concettualmente si equivalgono, alla luce della ricerca più recente, gli scenari stessi aperti presentisti e anche ovviamente futuribili, leggi ingegneria genetica, ovvero grandi prospettive per la medicina e per società future basate sulla conoscenza e la scienza con coscienza, sono tra i linguaggi contemporanei più affascinanti e se si vuole inquietanti. Certo, un libro dove i capitoli si chiamano “In Principio era il DNA”, ” Il laboratorio del Creatore”, ” Dentro la Vita”, “Le istruzioni della Vita”, “La vita: un evento unico”, oltre a una più prosaica (ma solo nel titolo) ” Conclusione”, evoca certe anche provocazioni intellettuali (nomi e input puramente indicativi tra diversi altri) , a suo tempo, di un Julian Huxley (Idee per un Nuovo Umanesimo), Skinner (Oltre la dignità e la libertà), Jacques Monod (Il caso e la necessità), in certo senso Marvin Misnky (La società della mente), i più recenti e futuribili Hans Moravec (Robot: Mere Machine to Transcendent Mind), Raymond Kurzweil (The age o spiritual machines) e Aubrey de Grey, (Ending Aging…), in Italia certo radicalismo più giornalistico di Odifreddi: ma ripetiamo, semmai la scienza si rivela come una iper-filosofia pragmatica e non solo sperimentale per l’arte del vivere. Pur oltre qualsiasi facile certezza, le nuove conoscenze rigenerano un pensiero forte, dalla scienza contemporanea e dalla stessa Genetica come Scienza della Vita, che pur – la Vita – una combinazione magari rara nell’universo e – col senno di poi e del sapere – a dir poco sconcertante per le condizioni essenziali del suo manifestarsi e persino evolversi a livello di vita intelligente e di civiltà tecnologiche, variazioni minimali incalcolabili decisive dei primi istanti del Big Bang (ma pare nessun disegno divino), proprio tale quasi improbabilità statistica può stimolare la naturale eccezionalità individuale e amore della specie, del futuro, della conoscenza, paradossalmente robusti, sorta di “universo interiore”, relativizzare la stessa drammaticità, eventuale, storico-sociale umana. Grandi memi educativi, sullo sfondo, non a caso riferimenti diretti all’effetto epistemologico cruciale del celebre fisico e Premio Nobel, Erwin Schrödinger (quello del Gatto vivo e-o morto) sul confine molto labile tra vita animata e inanimata…. E in primo piano il particolare dinamismo della ricerca, laddove le variabili e le nuove scoperte confutano con ritmica sconosciuta (almeno come prossimità al Reale o al verosomile o al probabile) ad altri linguaggi del sapere; ad esempio la probabile presenza di un surplus a livello di geni, un tempo definito persino spazzatura (in quanto muti e incomprensibile il loro ruolo nell’evoluzione organica). Ultima ora… della ricerca, oggi ri-scoperti invece come elementi fondamentali, probabilmente nella cosiddetta catena universale che garantisce certo altrettanto equilibrio tra continuità e diversità, errori e mutazioni inclusi come futurismo cosmico (licenza poetica), più in scala tra materia, energia e informazione (o comunicazione), il Tempo stesso come registro di sistema, le proteine come hardware e la vita, in certo senso, come software autodiretto: i geni e il genoma sempre relativamente “immortali”, generazione dopo generazione. Riassumendo, tra biologia, genetica, fisica, storia dell’universo stesso. Oggi si parla sempre anche e si abusa dell’espressione Comunicazione e Informazione: ebbene proprio l’Informazione speciale che caratterizza DNA e Genoma e Proteine forse, come metafora, anche, esemplifica tutta la potenza di tale trend epocale del Linguaggio. Dio quindi una fabula superflua? Nulla del genere, semmai la Natura si rivela verso quella futura religiosità cosmica auspicata da Einstein e non solo, come sua stessa evoluzione psicosociale rivoluzionaria per trascendere tutti i limiti e problematiche irrazionali (non solo nella meta-fisica ma con gravi pragmatiche, come purtroppo dimostra la storia anche attuale) che frenano la vera trascendenza. In controluce mirabile le news su Craig Venter, ben noto genetista, che ha praticamente riprodottto o quasi con esperimenti recenti la vita organica in laboratorio.

recensione di Roberto Guerra

Info

  1. Boncinelli, La scienza non ha bisogno di Dio

La scienza come un romanzo

https://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Boncinelli