Emiparesi facciale: quando le emozioni degli altri diventano un rebus

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Chi è affetto da emiparesi facciale ha sicuramente ben altre preoccupazioni, che quelle di capire e interpretare le espressioni degli altri, eppure il problema non è da sottovalutare. Questa condizione, infatti, non solo ostacola la ‘produzione’ delle espressioni, ma peggiora la percezione della mimica altrui, rendendo così le emozioni degli altri un rebus difficile da decifrare. E’ quanto emerge da un nuovo studio a cui hanno collaborato la Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, l’Università del Wisconsin Madison (Usa) e la Harvard Medical School di Boston. Il lavoro dimostra che questa difficoltà è probabilmente legata a un deficit dell’imitazione facciale, un meccanismo che ci aiuta a comprendere le emozioni degli altri. La ricerca scientifica ha già dimostrato che quando guardiamo le espressioni facciali altrui le imitiamo impercettibimente e inconsapevolmente: il fenomeno è conosciuto come ‘facial mimicry‘, ovvero imitazione facciale. L’ipotesi è che questo comportamento aiuti la comprensione delle emozioni che stiamo osservando.

bellLa nostra faccia, inoltre, è asimmetrica, come lo sono le nostre espressioni: sono più marcate e iniziano prima in una metà del viso rispetto all’altra. Questa asimmetria, secondo alcuni studi, conferisce all’espressione un carattere particolare: ad esempio quelle che iniziano e sono più marcate a sinistra, vengono giudicate più sincere. “Se, per sfortuna, una persona è impossibilitata a muovere metà faccia per via di una patologia, per esempio, avrà anche difficoltà a percepire correttamente le emozioni degli altri“, spiega Sebastian Korb, ricercatore della Sissa e primo autore di uno studio pubblicato su Jama Facial Plastic Surgery. Korb ha lavorato con un campione di pazienti colpiti da emiparesi unilaterali destre o sinistre. Negli esperimenti i 57 pazienti osservavano sullo schermo di un computer degli avatar, ovvero visi umani tridimensionali, che mostravano in maniera dinamica espressioni di gioia o di collera. “L’uso degli avatar generati al computer ci ha permesso di tenere sotto controllo tutte le dimensioni dello stimolo, dalla scansione temporale dell’espressione alla sua asimmetria“. Secondo la teoria dell”embodied cognition‘, secondo la quale la comprensione delle emozioni è facilitata se riproduciamo le contrazioni muscolari sul nostro corpo, questo dovrebbe avere un effetto sulle persone colpite da emiparesi, rendendole incapaci di imitare correttamente l’espressione con la metà paralizzata. “Le nostre osservazioni dimostrano che questa differenza esiste in maniera evidente per le persone affette da emiparesi sinistra“, dice Korb.

paresi faccialeNegli esperimenti il team di Korb ha osservato che le persone paralizzate a destra non hanno grandi differenze con le persone sane, sia per quanto riguarda i giudizi di autenticità dell’espressione dell’avatar sia nei tempi di reazione quando si chiede loro di identificare il più velocemente possibile un’espressione. I pazienti paralizzati a sinistra, invece, hanno un comportamento più complesso. Per le espressioni di collera non mostrano differenze significative con gli altri soggetti, ma per la gioia cambia tutto e viene giudicata meno sincera quando inizia a sinistra, dove richiede anche tempi più lunghi per essere identificata. “Questo significa due cose: che l’imitazione facciale è, almeno parzialmente, lateralizzata, cioè copia l’asimmetria dell’espressione che osserva, e che è asimmetrica in maniera anatomica e non speculare“, precisa Korb. Quindi, quando osserviamo un’espressione che inizia nella parte sinistra di un viso, la imitiamo nella metà sinistra del nostro viso e non sulla destra come se fossimo davanti a uno specchio. “Questa osservazione non solo approfondisce la nostra conoscenza del ‘vocabolario’ delle espressioni facciali, ma dimostra che chi è affetto da disturbi che bloccano il movimento dei muscoli facciali può avere difficoltà di diversa natura, anche nell’interazione sociale“, conclude Korb. “Queste persone non solo non riescono a generare espressioni corrette, ma fanno fatica a comprendere quelle degli altri e quest’abilità è importantissima per l’empatia, una funzione alla base della nostra vita sociale“.