FAI, Giornate di primavera: 900 visite straordinarie in tutta Italia, un weekend unico

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Un weekend unico nel suo genere per gli appassionati di arte, ambiente e cultura. Nelle Giornate Fai (Fondo ambiente italiano) di primavera, oggi e domani, in 380 località, in tutta Italia, vengono offerte visite straordinarie a contributo libero: è la ventiquattresima edizione dell’iniziativa alla quale, negli anni passati hanno partecipato oltre 8 milioni e mezzo di persone. Tanti i luoghi del patrimonio culturale aperti per l’occasione e tantissimi giovani a fare da ‘ciceroni’ per gli adulti. Tanti luoghi si trasformano: da chiusi e invisibili ad aperti, da ignoti a noti, e anche quelli che fanno parte della vita di tutti i giorni, come le stazioni ferroviarie, le fabbriche e i porti, diventano sorprendenti se raccontati nel modo giusto. Inoltre per il secondo anno consecutivo le Giornate di primavera chiudono la settimana di raccolta fondi dedicata dalla Rai ai beni culturali in collaborazione con il Fai. Dal 14 marzo infatti la Rai ha raccontato luoghi e storie che testimoniano la varietà, la bellezza e l’unicità del patrimonio italiano: una maratona televisiva a sostegno del Fai, per conoscere meglio l’Italia.

EQUINOZIO PRIMAVERA 4Ecco una breve descrizione di alcuni dei luoghi da non perdere:

  • AOSTA – Area megaliti a di Saint Martin De Corleans – Dal 1969 una scoperta eccezionale per l’archeologia preistorica ha attirato i riflettori sull’area posta accanto all’antica chiesa di Saint Martin de Corléans: Scavi per l’edificazione di un palazzo misero in luce una stele antropomorfa, risalente al III millennio a.C.: fu il segnale rivelatore di un vasto giacimento archeologico di circa 10000 metri quadri, indagato sistematicamente, quindi coperto da un edificio di protezione. Oggi il museo dei monumenti rinvenuti, attuata con tecniche innovative che ne evidenziano l’intensa portata emotiva, permette la ricostruzione storica e culturale dell’area megalitica aostana dal III millennio a.C. (Età del rame) fino agli esordi del II millennio a.C. (Età del bronzo). Il sito nasce come ‘santuario’ all’aperto, nel quale i simulacri sono dapprima una serie di pali lignei (forse totem), quindi stele antropomorfe di pietra, opere magistrali della statuaria, non solo preistorica, che ha come soggetto la figura umana. La trasformazione in necropoli, quindi la presenza della medievale chiesa eponima, mantengono da 6000 anni memoria della sacralità del luogo.
  • MILANO – Padiglione reale della Stazione di Milano Centrale Progettato nel 1925 su richiesta di Costanzo Ciano, Ministro delle Comunicazioni, per ospitare il Re e la sua famiglia, presenta uno stile classicheggiante sobrio e accuratamente decorato. L’uso di marmi ed essenze lignee di differente provenienza e colore e gli arredi preziosi disegnati dai migliori architetti e designers dell’epoca, tra cui Emilio Lancia e Giò Ponti, rendono il Padiglione un vero gioiello. Rimasto inutilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 venne convertito in sala presidenziale, mentre oggi è utilizzato per eventi e mostre. La struttura si articola su due livelli, ciascuno di 400 mq circa: il piano strada e il piano primo dal quale si accede direttamente ai binari. Il prospetto è caratterizzato da un corpo centrale con loggiato e due corpi laterali posti su un alto basamento. Grosse colonne con capitelli ionici sorreggono un architrave su cui compare il motto della casata Savoia FERT e l’iscrizione ‘Regnando Vittorio Emanuele III’. Dal piano terra si accede alla cosiddetta Sala delle Armi, per la presenza di otto bassorilievi rappresentanti le allegorie dei corpi del reale esercito: fanteria, artiglieri, marina, aviazione, alpini, cavalleria. Da un disimpegno si sale, mediante un imponente scalone, al primo piano, dove si colloca la sala reale, un vasto ambiente diviso in tre da colonne e pilastri in marmo.
  • MODENA – Villa Alessandrini – San Prospero Lungo la strada Nazionale del Canaletto verso Modena, in località Staggia, sono situate numerose ville tra le quali si distingue la Villa Alessandrini. Risalente probabilmente al XVII secolo, lo stile edilizio sobrio ed elegante si riferisce ad un archetipo castellano proveniente dall’influenza dell’architettura estense, caratterizzato da elementi turriti che nel tempo hanno perso la funzione difensiva per acquisirne una sempre più simbolica o di servizio all’attività agricola. La pianta della villa è organizzata sullo schema tipico ‘sala-androne’ dove un cannocchiale prospettico collega visivamente l’interno dell’edificio alla campagna circostante.
  • PESCARA – Centro visita del lupo, riserva di Monte Rotondo – Popoli Nato negli anni ’80 come banca genetica del lupo appenninico, allora in forte pericolo di estinzione, il Centro visita del lupo è una struttura di proprietà del Corpo forestale dello Stato situata sopra l’abitato di Popoli, all’interno della ex azienda pilota di Monte Corvo (attuale Ufficio Territoriale per la Biodiversità). Ricadente nella giurisdizione del Parco nazionale della Majella, il centro, inserito in un contesto paesaggistico molto suggestivo sovrastato dalla catena del Morrone, porta avanti un’attività di tutela delle specie faunistiche locali, conduce ricerche scientifiche e attività di educazione ambientale volte a creare una ‘Cultura del Lupo’. Il centro gestisce recinti faunistici dove sono presenti lupi, mufloni, cervi, caprioli, cinghiali e daini oltre che rapaci ospitati nelle voliere didattiche.
  • ROMA – Istituto storico e di cultura dell’Arma del Genio Il Museo dell’Ingegneria militare italiana, che raccoglie plastici, modelli, disegni e pubblicazioni provenienti da tutta Italia, fu inaugurato nel1906 dal re Vittorio Emanuele III. Nel 1934 si fuse con l’Istituto di architettura militare e da allora venne chiamato ‘Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio’ e per il quale fu appositamente progettata ed edificata la sede attuale, i cui lavori cominciati nel 1935 furono completati nel 1940, anno del trasferimento definitivo dell’Istituto. L’edificio esternamente si presenta piuttosto massiccio ed imponente, suggerendo un’idea di robusta architettura militare. Dall’atrio, con rilievi raffiguranti le varie specialità dell’arma, si accede al cortile di S. Barbara, dove preceduta da un vestibolo si apre la Cappella-Sacrario con le belle vetrate disegnate da Duilio Cambellotti e realizzate dalla Vetreria Giuliani. Lateralmente due porticati immettono a destra nel cortile delle armi e a sinistra nel Cortile delle guerre. Il piano terra è occupato dal Museo storico dell’Arma del Genio; fra gli oggetti più curiosi ed interessanti sono le autentiche navicelle per aerostati, vere e proprie a ceste di vimini, l’ossatura di un’elica del dirigibile Italia e il monoplano BLERIOT XI che volò in Libia nel 1911. Dopo l’ampio salone dedicato alle colonie, si passa al settore riservato alla guerra di Crimea e alla I Guerra mondiale con grandi plastici che rievocano luoghi impervi e condizioni di vita tremende, e poi ancora le sale delle trasmissioni radio-telegrafiche, senza dimenticare i colombieri con i loro efficientissimi animali.
  • MATERA – Castello Tramontano – Dal 1497 Matera passò sotto il controllo politico del conte Giovan Carlo Tramontano, maestro di Zecca al servizio degli Aragonesi, prima a L’Aquila, poi nel 1494 a Napoli. Segno materiale e memoria storica della sua presenza a Matera è il castello, collocato all’esterno della pianta urbana Cinquecentesca, la cui costruzione avviata agli inizi del XVI secolo sul colle del Lapillo (poi di Montigny), rimase incompiuta a seguito della tragica morte del conte nel 1514. Il castello riflette i parametri costruttivi dell’ingegneria militare dell’epoca: presentava infatti una torre circolare e due torri minori ai lati; l’accesso avveniva da una strada in forte pendenza, difficilmente transitabile per i carriaggi pesanti e, in genere, per le artiglierie campali. Interessato da un lungo iter di consolidamento e restauro, la delegazione Fai di Matera da anni si è attivata per aprirlo al pubblico in diverse occasioni, in collaborazione con la Soprintendenza per le Belle Arti ed il Paesaggio della Basilicata.
  • NAPOLI – I sotterranei gotici della Certosa di San Martino (riservato a iscritti Fai) La certosa di San Martino nasconde un luogo di grande suggestione: si tratta dei sotterranei del complesso, i cui eleganti pilastri ed archi ogivali sono tutto ciò che rimane dello stile gotico originario del monumento. Costruito nel 1325 su progetto di Tino da Camaino e Attanasio Primario per volere di Carlo D’Angiò, duca di Calabria, è stato in seguito rimaneggiato fino a raggiungere l’attuale veste barocca. I sotterranei costituiscono una notevole opera di ingegneria, necessaria a sostenere l’edificio lungo le pendici scoscese della collina. I lunghi corridoi e slarghi sono stati chiusi per anni, ma l’allestimento della ‘Sezione di sculture ed epigrafi’ del Museo, ne permette finalmente la visita. Il percorso comprende epigrafi e 150 sculture dal Medioevo al XX secolo.