Il Giappone non è solo Fukushima, ma per smaltire gli effetti ci vorranno secoli

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L’11 marzo 2011 un sisma di magnitudo 9 ed un’onda anomala di oltre 30 metri di altezza distrussero due reattori termonucleari della centrale Fukushima Daiichi. Quelle tragedie cancellarono 400 km di coste giapponesi. Quel giorno morirono 16.000 persone, vi furono 2.572 dispersi e 160mila evacuati con oltre 127mila edifici distrutti. Questo sembrerebbe essere il secondo più grave disastro nucleare dopo Cernobyl. La tragedia di Fukushima non si può ancora definire conclusa. Attualmente l’acqua è ancora utilizzata per raffreddare i reattori 1,2 e 3 della centrale che subirono il melt down a causa dello tsunami continuando così a contaminare i mari. Infatti, si stimano circa 400 tonnellate di acqua contaminata che fuoriescono dalla centrale.

Per questo motivo, è stato costruito il cosiddetto “muro del ghiaccio” con 1.500 tubi posti a 30 metri nel sottosuolo che circonderanno i reattori danneggiati. All’interno dei tubi vi è un liquido che congela il terreno circostante impedendo così la contaminazione. I dirigenti della Tepco hanno stimato che per dismettere la centrale ci vorranno dai 30 ai 40 anni. Finora sono stati spesi 135 miliardi di euro per la bonifica delle città della prefettura di Fukushima abbassando così il livello delle radiazioni. Al momento Futuba, il centro più vicino alla centrale nucleare, è una città fantasma. I ciuffi d’erba spuntano dalle costruzioni in cemento e dalle strade disconnesse. A Naraha, invece, è possibile che gli ex abitanti tornino già dal mese prossimo. Mentre per le autorità giapponesi il 70% degli evacuati dalle sei municipalità della prefettura potranno rientrare nelle loro case a metà del 2017.

fukushima_0519_01Sono solo 60mila i giapponesi che hanno lasciato il campo di accoglienza dove erano stati trasferiti dopo il disastro. “L’intero tessuto sociale e’ disgregato” osserva Naoto Kan, l’ingegnere ed ex premier che dopo Fukushimaha ha ribaltato la sua posizione sul nucleare, definendosi contrario. Il problema principale e’ ancora l’acqua: “Il governo dovrebbe smetterla di prendere in giro la popolazione“, denuncia Yoshitaka Matsumoto, un allevatore del posto. “L’acqua del rubinetto proviene da una riserva con un fondale radioattivo“. “La gente puo’ tornare a vivere a Nahara, bere acqua imbottigliata, ma per lavarsi e cucinare usera’ acqua del rubinetto“. Il rapporto di Greenpeace Giappone pubblicato qualche giorno fa spiega come gli elementi radioattivi sono stati assorbiti dalle piante, dalle foreste, dai fiumi e dagli estuari. Numeri alla mano “gia’ oltre 9 milioni di metri cubi di scorie nucleari sono sparsi su almeno 113mila siti nella Prefettura di Fukushima“.

LaPresse/Reuters
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Per smaltire tutti gli effetti ci vorranno secoli. Subito dopo la tragedia, il governo aveva avviato uno screening su oltre 368mila residenti della prefettura che allora avevano meno di 18 anni. Alla metà dei pazienti sono stati diagnosticati noduli e cisti mentre oltre 46mila eroi hanno lavorato alla centrale esponendosi a radiazioni che superano i 12,7 millisievert. Per l’Organizzazione mondiale della sanità un’esposizione a cinque millisievert rappresenta uno dei parametri per i lavoratori che hanno sviluppato una leucemia per fare causa all’azienda. Dopo aver respinto tre cause, lo scorso ottobre è stato riconosciuto  il primo caso di leucemia collegato al lavoro per il meltdown dei reattori nucleari. Furono 108 gli eroi che entravano nella centrale a gruppi di 50 persone. Al momento sulle loro condizioni di salute c’è la massima segretezza. Il leader del team, Masao Yoshida che scongiurò una catastrofe ancora peggiore raffreddando i reattori con acqua di mare è morto nel luglio del 2013 a causa di un cancro all’esofago scoperto alla fine del 2011.

 Il Giappone non e’ solo Fukushima, ma il governo assicura che la situazione e’ sotto controllo. “Non e’ cosi‘” ribatte Naoto Kan. “E’ quello che dice il governo, ma non corrisponde alla realta’. Occorreranno decenni per ripristinare la normalita’“.