A molti sembrerà strano, per altri è una cosa normale, ma c’è chi mangia la neve. E non solo “asciutta”, ma anche accompagnata da miele, sciroppi, marmellate o altre dolci leccornie che la rendono gustosa come una granita. Ebbene, secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science: Processes & Impacts, la neve che cade sulle nostre città, ma purtroppo non solo quella, assorbe gli agenti inquinanti e tossici presenti nell’aria. E ovviamente, tra questi vi sono delle sostanze chimiche altamente cancerogene, come ad esempio il benzene. “Come madre e chimico fisico che si occupa di atmosfera, di sicuro non consiglierei ai miei figli di mangiare la neve nelle aree urbane, in generale“, ha dichiarato all’Huffington Post statunitense, Parisa Ariya, autrice dello studio e docente di chimica e scienze atmosferiche alla McGill University del Canada. La ricerca portata a termine dal team canadese ha analizzato le interazioni della neve e del freddo con le famigerate PM10, scoprendo come la neve diventi una sorta di spugna, rimuovendo così dall’aria gli agenti chimici come il benzene, il toluene e lo xilene, ma assorbendole e diventando di conseguenza nociva e inquinata.
Secondo l’Oms, Il benzene, che come dice il nome stesso è contenuto nella benzina, come anche nel greggio e nel tabacco di sigaretta, intacca negativamente le nostre cellule, causando anemia, leucemia e altri disturbi. Secondo l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti, invece, il toluene, anch’esso contenuto nella benzina, può danneggiare il sistema nervoso centrale; lo xilene, infine, può portare, tra le altre cose, anche disturbi neurologici, difficoltà respiratorie e insufficienza renale. «Le scoperte dimostrano che le interazioni tra i gas di scarico generati dalla combustione della benzina, la neve e gli effetti delle basse temperature possono avere conseguenze sulla salute umana ed effetti ambientali associati all’esposizione all’inquinamento atmosferico generato dai gas di scarico», spiegano gli autori dello studio.
Ma per chi proprio non vuole rinunciare all’ebbrezza di mangiare la neve, John Pomeroy, ricercatore che si occupa in particolare di risorse idriche e cambiamento climatico all’Università di Saskatchewan, in Canada, consiglia di aspettare almeno qualche ora dall’inizio della nevicata, perché ovviamente più nevica, più la neve stessa è pulita e priva di sostanze nocive. Sul blog The Salt sul sito di NPR (National Public Radio) sono state riportate le opinioni di diversi ricercatori in merito all’argomento “neve da mangiare” e, a sorpresa, si è scoperto che molti di loro hanno assaporato spesso i fiocchi bianchi, in particolare “la neve fresca dell’Artico accompagnata con del whisky single malt invecchiato 15 anni».


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