Pasqua, inizia la Settimana Santa: la visita delle sette chiese e degli altari o cappelle della reposizione

Nei giorni sacri e densi della Settimana Santa, le celebrazioni strettamente religiose si intrecciano con una serie di suggestive tradizioni legate alla devozione popolare. Una di queste è la visita delle sette chiese; una particolare forma di pellegrinaggio avente origini storiche ben precise, risalenti al Giovedì Grasso del 1552, quando San Filippo Neri oppose ai festeggiamenti paganeggianti del Carnevale romano un pellegrinaggio a piedi per le 7 Chiese principali di Roma: le basiliche di San Pietro in Vaticano, San Paolo Fuori le Mura, San Giovanni in Laterano, San Lorenzo, Santa Maria Maggiore, Santa Croce in Gerusalemme, San Sebastiano.Il rito della processione fu istituito dal Santo per invogliare il popolo romano alla pratica religiosa, unendo ad essa la “scampagnata”; una ricca merenda che si teneva alla vigna dei Mattei, attuale Villa Celimontana, seguita da un concerto con organo e coro in una cappella della stessa villa.

SEPOLCRI VISITAUn’altra caratteristica del rito era il “sermoncino del pupo”, consistente nella “recita” di un sermone abbastanza semplice, scritto per un bambino che lo doveva declamare in pubblico.In realtà non si trattava di una novità: ancora prima dell’iniziativa del Santo fiorentino, già nel 1300 papa Bonifacio VIII, dando inizio alla celebrazione del Giubileo a Roma, aveva introdotto l’usanza di visitare le 4 basiliche maggiori, attraversando le relative Porte Sante per guadagnare l’indulgenza plenaria per le pene dovute ai propri peccati.Col tempo, la visita delle sette chiese si spostò dal Giovedì Grasso alla fine della Quaresima e il numero Sette rimandava anche alle 7 tappe di Gesù durante la Passione, dal cenacolo al Getsemani; dall’orto alla casa di Anna; da questa alla casa di Caifa; da lì al palazzo di Pilato; da quello di Pilato a quello di Erode; di nuovo da Erode a Pilato; e infine dal palazzo di Pilato al Calvario.

SEPOLCRIDa Roma l’usanza si diffuse ulteriormente e finì per unirsi insieme con un’altra tradizione popolare, la cosiddetta visita dei «sepolcri»: fin dall’epoca carolingia nella giornata del Giovedì santo si celebravano due Messe, una per la fine della Quaresima e l’altra per l’inizio del Triduo Pasquale e successivamente si optò per l’unica Messa In Coena Domini al termine della quale si riponeva il Santissimo Sacramento nel tabernacolo all’Altare della Reposizione, allestito per la sua venerazione. Con il tempo si iniziarono erroneamente a chiamare «Sepolcri» questi altari ritenendoli, in maniera impropria, la tomba di Cristo.

SEPOLCRI 2Il termine sepolcro viene usato ancora oggi, nel linguaggio popolare di alcune regioni del Sud Italia, per indicare quello che, più propriamente, va definito “altare o cappella della reposizione”, corrispondente, in parole più spicce, allo spazio della Chiesa allestito al termine della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate e a conservarle sino al pomeriggio del Venerdì Santo quando verranno distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale.Tra gli addobbi tipici dei Sepolcri: fiori bianchi, vino fatto bollire con incenso e semi di grano germogliati al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione.

SEPOLCRI 3Nell’altare sono posizionati: il tavolo (simbolo del sacrificio), il pane, i 12 piatti degli Apostoli e il tabernacolo dove è collocata l’Eucarestia.Sono inoltre allestite composizioni floreali con germogli di semi di grano o di altri cereali, di color verde acqua o bianco e talvolta composizioni preparate con pasta di biscotti a forma oggetti della Passione (croce, scala, chiodi, martelli) portati in Chiesa e benedetti per ornare i Sepolcri.Il resto della Chiesa è oscurato in segno di dolore, le campane tacciono, l’altare più grande è disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i crocifissi coperti. La visita agli altari della reposizione è un evento di meditazione personale, abbandonandosi ad una preghiera silenziosa.