Spazio: missione gemelli spaziali, grandi passi in avanti per l’umanità

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Per l’amministratore capo della Nasa Charles Bolden, il significato della missione dei gemelli spaziali, che si è conclusa questa mattina con il rientro a Terra dell’americano Scott Kelly dopo un anno sulla Stazione Spaziale, è un grande passo in avanti per l’umanità. Per tutta la missione i suoi parametri vitali sono stati confrontati con quelli del suo gemello Mark rimasto a Terra. Sono stati raccolti dati preziosi per studiare la conseguenza dell’assenza di peso sull’organismo umano e per capire le contromisure necessarie per tutelare la salute degli astronauti che partiranno per Marte. Un anno nello spazio lo ha trascorso anche Mikhail Kornieko.

I due sono rientrati all’alba a bordo della Soyuz insieme a Sergey Volkov, che ha affrontato una missione di sei mesi. Per l’astronauta americano il tempo è comunque volato via: “davvero ho twittato mille foto) Pensavo di essere stato su per un attimo“, aveva scritto su Twitter poco prima di lasciare la Stazione Spaziale. “La missione di Kelly ci ha aiutato a fare un passo in avanti nell’esplorazione spaziale e a portare l’America su Marte“, ha detto Bolden salutando il rientro di Scott Kelly. “Scott – ha aggiunto – è diventato il primo americano ad avere trascorso un anno nello spazio e, in questo modo, ci ha aiutato a fare un passo gigantesco nel posare i piedi sul pianeta rosso”. I due astronauti si sono sottoposti a circa 400 test, che permetteranno di studiare come l’uomo reagisce all’assenza di peso, all’isolamento, alle radiazioni e allo stress. Con le tecnologie di oggi, una missione su Marte durerebbe più di un anno considerano i viaggi di andata e ritorno.

L’obiettivo è ambizioso, ma potrebbe concretizzarsi nel 2040. Arrivati entrambi sulla Stazione Spaziale il 28 marzo 2015, Kelly e Kornienko hanno già fatto un salto nel futuro: dei sei veicoli con i rifornimenti arrivati alla stazione orbitale, due erano le capsule di nuova generazione costruite e gestite dai privati per conto della Nasa: la Dragon della Space X e Cygnus della Orbital Atk.