Tempesta di maestrale fra Sardegna e Tirreno: raggiunti i 148 km/h a Capo Carbonara, onde di 5 metri [DATI]

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Dopo la tempesta di scirocco che domenica scorsa ha colpito gran parte delle nostre regioni centro-meridionali, dalla Calabria fino alle coste della Campania e del Lazio, con raffiche di picco che hanno raggiunto picchi di oltre i 100-120 km/h, nella giornata di giovedì 3 Marzo 2016 una potente maestralata ha sferzato la Sardegna e le coste del medio-basso Tirreno, causando notevoli danni e disagi. Del resto Marzo è uno dei mesi più burrascosi dell’anno, spesso caratterizzato dallo sviluppo di profondi cicloni extratropicali mediterranei che originano forti burrasche o vere e proprie tempeste di vento. Nel corso della nottata, fra mercoledì 2 e giovedì 3 Marzo 2016, l’ingresso piuttosto turbolento, attraverso la valle del Rodano, di un nucleo di aria fredda polare marittima ha favorito il rapido sviluppo di un profondo minimo depressionario orografico, per effetto sottovento, sul Golfo di Genova.

ImmagineQuesta circolazione depressionaria si è spostata verso l’alto Adriatico, approfondendosi sensibilmente, fino a presentare valori di 991 hpa al suolo nel tratto di mare antistante le coste della Romagna e delle Marche settentrionali. Muovendosi molto rapidamente verso l’Adriatico questa profonda ciclogenesi ha creato un fittissimo “gradiente barico orizzontale” che si è disposto con i propri massimi proprio al traverso del mar Tirreno, attivando impetuose bufere di ponente e maestrale, con raffiche che hanno superato la soglia dei 100 km/h lungo l’Arcipelago Toscano e picchi di oltre i 120 km/h sulla Sardegna meridionale.

EUMETSAT_MSG_RGB-12-12-9i-segment14 (1)La ciclogenesi è stata ulteriormente approfondita dalla discesa di un nucleo di aria fredda, d’estrazione polare marittima, che dalla Francia, tramite la valle del Rodano, si è tuffato sopra il Golfo del Leone, attraverso impetuosi venti di “mistral”, molto forti in prossimità del delta del Rodano. L’irruzione fredda ad ovest della circolazione depressionaria in uscita dal Rodano, con i forti venti di “mistral” sul Golfo del Leone, oltre a segnare l’ingresso sul Mediterraneo della parte più consistente dell’aria fredda che si era versata il giorno prima sulla Francia, ha rapidamente trasformato la giovane ciclogenesi in un sistema depressionario piuttosto profondo, caratterizzato da un minimo barico sprofondato sotto i 991 hpa che ha notevolmente rinvigorito il “gradiente barico orizzontale” (sensibile infittimento delle isobare) sui mari che circondano l’Italia, con la conseguente attivazione di una ventilazione ben oltre la soglia d’attenzione tra il mar di Sardegna, il Tirreno e i canali che circondano le nostre isole maggiori.

eurAl contempo, l’approfondimento della ciclogenesi in azione sull’Adriatico, nella mattinata di giovedì, ha determinato anche un drastico calo della pressione barometrica su tutti i mari che circondano le regioni meridionali, contribuendo ad inasprire il già intenso “gradiente barico orizzontale” fra il mar di Sardegna, il Canale di Sardegna, il Canale di Sicilia e dal pomeriggio pure sul basso Tirreno e lo Ionio.

ore 16Il rapido addensamento delle isobare su questi bacini, successivamente rafforzato dall’ingresso delle masse d’aria artico marittime sul Mediterraneo centro-occidentale, ha generato vere e proprie bufere di maestrale (raffiche fino a 100-120 km/h) che dal Golfo del Leone si sono velocemente propagate al mar di Sardegna, Canale di Sardegna, per piegare più con una componente da O-NO e Ovest all’altezza del basso Tirreno occidentale e del Canale di Sicilia.

notte prox ora 01Proprio tra il basso Tirreno ed il Canale di Sicilia la particolare disposizione del “gradiente barico orizzontale” e il posizionamento del profondo minimo barico che nel pomeriggio si è velocemente allontanato sul medio-basso Adriatico, con un valore di 992 hpa, hanno contribuito a far piegare gli impetuosi venti da NO in una componente più da Ovest e O-NO, che fra il pomeriggio e la serata ha spazzato tutto il Canale di Sicilia, con raffiche di oltre i 90-100 km/h, e la Sicilia, con picchi di oltre i 70-80 km/h tra il palermitano e il messinese.

A differenza delle recenti burrasche in questo evento, oltre al già intenso vento di “gradiente”, prodotto dal sensibile infittimento delle isobare, si è sommata pure la cosiddetta componente “Isallobarica” che ha reso le bufere di vento ancora più violente, data la velocità di spostamento del profondo minimo barico di 992 hpa che si è rapidamente allontanato sul medio-basso Adriatico. Questo tipo di vento rappresenta la componente vettoriale del vento associato al “gradiente barico” causato dalla velocità di spostamento della profonda area ciclonica che lo ha prodotto.

Rtavn128Esso è generato da una rapida caduta di pressione su un’area geografica piuttosto vasta, a seguito del passaggio ravvicinato di una profonda ciclogenesi che si muove con una velocità piuttosto elevata, solitamente da ovest a est o sulla direttrice sud-ovest/nord-est. Rispetto al comune vento di “gradiente” il vento “Isallobarico” agisce come una sorta di grande onda atmosferica che permette alle masse d’aria di spostarsi il più rapidamente possibile da un’area di alta pressione a un’altra di bassa pressione limitrofa, attraverso venti davvero violenti.

ItaliaQuesto è attivato dai forti squilibri nel campo barico prodotti dal veloce spostamento di una profonda depressione che presenta un consistente “gradiente barico orizzontale”. In queste situazioni il campo barico può variare molto velocemente, costringendo così le masse d’aria a spostarsi il più rapidamente possibile dalle zone in cui la pressione aumenta repentinamente verso quelle zone dove la pressione scende altrettanto repentinamente. Tale squilibrio del campo barico genera delle forti corrente che si sommano ai già esistenti venti di “gradiente”, muovendosi in parallelo con quest’ultimi.

mistralQueste correnti sommandosi al flusso di “gradiente” possono originare dei venti veramente violenti e turbolenti capaci di apportare notevoli danni in presenza di “gradienti barici” particolarmente forti con annessi profondi minimi depressioni in rapido spostamento, proprio come in questo episodio del 3 Marzo 2016. Il repentino aumento dei valori barici, fra il pomeriggio e la serata di giovedì, ha impresso un ulteriore accelerazione alle masse d’aria. Ciò spiega perché lungo le coste meridionali e orientali della Sardegna, nella fase clou della tempesta di ponente e maestrale, siano state misurate raffiche di picco ad oltre i 140 km/h. La raffica più forte è stata archiviata nella stazione di Capo Carbonara (gestita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare), nell’estrema punta sud-orientale della Sardegna (uno dei punti più ventosi d’Italia e del Mediterraneo), dove attorno alle 18:50 (GMT) si è registrata una folata di ben 80 nodi da 290°, ben 148 km/h da Ovest.

maestrale in sardegnaA Capo Carbonara segue la stazione di Capo Bellavista (gestita sempre dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare), sulle coste della Sardegna orientale poco a sud del golfo di Orosei, che ha segnato una raffica di picco di ben 70 nodi, quasi 130 km/h da NO. Nel caso di Capo Bellavista la furiosa raffica di ben 130 km/h viene spiegata dal fatto che i fortissimi venti di ponente e maestrale, scendendo con turbolenti raffiche dai rilievi dell’entroterra sardo, tendono ad acquistare ulteriore velocità, raggiungendo le aree costiere sottostanti con violente raffiche, molto spesso oltre i 100-120 km/h.

sardegna stormQui le violente folate hanno assunto spiccate caratteristiche discendenti scivolando a grandissima velocità dai rilievi dell’immediato retroterra, raggiungendo le aree costiere con turbolenti folate che generano i cosiddetti “vortici sottovento” e un consistente moto ondoso di deriva lungo il tratto di mare antistante la linea di costa. La soglia dei 100 km/h è stata superata anche a Cagliari e fra il Canale di Sicilia e il settore più occidentale del basso Tirreno, mentre sulle coste della Sicilia e sulla Calabria tirrenica non si sono oltrepassati gli 80-90 km/h. Fra le raffiche più intense segnaliamo i 98 km/h toccati dalla stazione di Stromboli e gli oltre 85 km/h raggiunti dalla stazione meteorologica di Brolo, nel messinese tirrenico. I forti venti da O-NO e NO sono rimasti attivi fino alla prima mattinata di ieri, attenuandosi definitivamente solo dalla serata successiva, quando i resti della profonda circolazione depressionaria si sono allontanati verso i Balcani e il mar Egeo.

Onde alte più di 5 metri e mareggiate lungo le coste del basso Tirreno

Le furiose bufere di maestrale e ponente, che dal Golfo del Leone si sono rapidamente dipanate fra mar di Sardegna, Canale di Sardegna, per piegare più con una componente da O-NO e Ovest verso il medio-basso Tirreno e il Canale di Sicilia, hanno causato un sensibile rinvigorimento del moto ondoso e l’interruzione dei collegamenti marittimi con le isole minori.

swh_H_web_2Già nella giornata di giovedì 3 Marzo 2016 i mari sono passati da agitati a molto agitati, fino a localmente grossi (forza 7) nel tratto compreso fra il mar di Sardegna e il Canale di Sardegna, dove l’ampio “Fetch” ha agevolato la formazione di imponenti ondate di “mare vivo”, che hanno superato i 5.0-6.0 metri di altezza, con “Run-Up” sui 7.0 metri in mare aperto (molto insidiosi alla navigazione).

mareggiata bagnara (1)Gran parte delle onde prodotte dalla maestralata, in uscita dal Golfo del Leone, dopo aver attraversato mar di Corsica e mar di Sardegna, si sono spinte verso le coste dell’Algeria orientale e del nord della Tunisia, dove si sono abbattute consistenti mareggiate, specie nel tratto fra Bejaia e Biserta, dove le grandi ondate si sono infrante con grande impeto sui litorali meglio esposti al quadrante nord-occidentale.

mareggiata bagnara (2)Le altre grandi onde che hanno attraversato il Canale di Sicilia si sono mosse fra il mar Libico e le coste della Cirenaica. Le forti burrasche da O-NO e NO estendendosi rapidamente al medio-basso Tirreno hanno sollevato un imponente moto ondoso, favorendo lo sviluppo di onde di “mare vivo” alte fino a più di 3.0-4.0 metri, ma con “Run-Up” ben oltre i 5.0 metri.

bagnara (1)Buona parte di queste ondate è andata a rompersi sui litorali della Calabria tirrenica e della Sicilia settentrionale, con onde alte fino a più di 4.0 metri che hanno flagellato la costa del palermitano, messinese tirrenico e reggino tirrenico, dove purtroppo non sono mancati i danni e i disagi. Soprattutto in quei tratti esposti all’erosione costiera. La furia dei marosi ha anche cancellato interi tratti di costa, specie sul messinese tirrenico e su ampi tratti del reggino tirrenico. Il consistente moto ondoso, come da previsione, è andato a scadere definitivamente solo nel pomeriggio/sera di ieri, con onde via via sempre più lunghe in lenta attenuazione.