Vita artificiale, l’esperto: “niente paura, è scienza ed è passo straordinario”

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Uno studio straordinario, che ci consente di comprendere meglio la vita“. E’ il giudizio di Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell’università di Roma Tor Vergata, sulla ricerca di Craig Venter e Clyde Hutchison, in cui si descrive la realizzazione della prima cellula sintetica con Dna minimo, pubblicata su ‘Science’. “Non c’è nulla da temere, non parliamo di vita creata in laboratorio: si tratta di scienza e non di fantascienza“, dice lo scienziato all’AdnKronos Salute. “Per spiegarmi meglio risponderò come Renato Dulbecco rispose ad Enzo Biagi alla domanda ‘si può creare la vita?’. Il Nobel rispose ‘la vita è una cosa troppo complessa’. Io aggiungo, però, che la vita si può comprendere. E questo studio ci permette di fare un passo avanti“. “Ripeto: è uno studio straordinario che ha prodotto una tecnologia utile a capire meglio il meccanismo della vita – prosegue NovelliCiò che è stato fatto è stato ‘semplicemente’ capire quale sia il set minimo di geni necessario per ottenere un accenno di vita, ovvero permettere alla cellula di vivere e riprodursi. Solo questo. Il minimo. Insomma, definire il numero dei componenti di un’orchestra“.

vita artificiale (1)Tutto questo significa anche “avere ottenuto acquisizioni tecnologiche importantissime“. Ma “far suonare l’orchestra è un’altra cosa. E’ necessario – continua il genetista – scoprire gli interruttori che attivano i diversi elementi dell’orchestra stessa perché ‘suonino’. Sara necessario continuare la ricerca con passi via via più complicati“. Inoltre, ” l’ultimo tassello fondamentale – conclude lo scienziato – sarà ‘vestire’ i geni. Il Dna che Craig Venter e Clyde Hutchison hanno utilizzato è ‘nudo’, è chimico. Il Dna, infatti, funziona rispetto a come ‘si veste’. In pratica: il fegato e il polmone hanno lo stesso Dna, ma ciò che lo copre lo fa funzionare da fegato o da polmone. Questo complesso meccanismo, che noi chiamiamo epigenetica, è tutto ancora da esplorare” .