Aborto: “il numero di medici che lo praticano corrisponde alla domanda”

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Il ministero della Salute dichiara che il numero dei medici che praticano l’aborto in Italia corrisponde perfettamente alla domanda. Gli ultimi dati mostrano “un piu’ che dimezzamento di IVG (interruzioni volontarie di gravidanza, ndr) da quando e’ entrata in vigore la legge: 233.976 le IVG nel 1983, 102.760 nel 2013 (e 97.535 nel 2014, primo anno in cui le IVG sono scese sotto la soglia delle 100.000). A questo dato corrisponde un valore sostanzialmente costante dei ginecologi non obiettori: 1607 nel 1983, e 1490 nel 2013, con un conseguente dimezzamento del numero di IVG settimanali, a livello nazionale, a carico dei ginecologi non obiettori, che nel 1983 effettuavano 3.3 IVG a testa a settimana (su 44 settimane lavorative), e ne effettuano 1.6 nel 2013“.

Quindi, sottolinea ancora il ministero, “il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore, settimanalmente, va dalle 0.5 della Sardegna alle 4.7 del Molise, con una media nazionale di 1.6 IVG a settimana (era 1.4 nel 2012 e 1.6 nel 2011)“. Il numero di non obiettori “risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e il carico di lavoro richiesto non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attivita’ oltre le IVG e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG”. Per quello che riguarda i servizi “questi sono in diminuzione costante negli ultimi anni, a livello nazionale. La percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento (che comprendono i sette giorni di attesa previsti dalla legge) e’ aumentata (62.3% nel 2013, 59.6% nel 2011), ed e’ diminuita la percentuale di IVG effettuate oltre tre settimane di attesa (14.6% nel 2013, 15.7% nel 2011). In altre parole: oltre la settimana di attesa prevista dalla legge dopo il rilascio del documento, aumentano le donne che effettuano le IVG entro una settimana e diminuiscono quelle che effettuano le IVG oltre due settimane“.

Non solo: come si rileva dall’ultima relazione al parlamento, “non c’e’ correlazione, a livello regionale, fra obiettori e tempi di attesa: le modalita’ dipendono dall’organizzazione regionale, risultato complessivo di tanti contributi che variano da regione a regione e, come si vede dai dati raccolti a livello di singola ASL, anche all’interno della singola regione“.