Era il 9 aprile 1959 quando la NASA presentò alla stampa i primi astronauti della storia: Scott Carpenter, L. Gordon Cooper, John Glenn, Virgil “Gus” Grissom, Walter Schirra, Alan Shepard e Donald Slayton. Facevano tutti parte del Progetto Mercury, il primo programma spaziale americano con equipaggio, a cui gli Usa erano giunti dopo che l’Unione Sovietica, il 4 ottobre 1957, avevano lanciato il primo satellite artificiale, lo Sputnik. Erano gli anni più fervidi di quella “corsa allo spazio” che, per un decennio, vedrà affrontarsi le due potenze mondiali rivali nella cosiddetta Guerra Fredda.
La selezione dei primi astronauti Nasa, iniziata a gennaio, aveva visto la partecipazione di ben 508 piloti collaudatori militari, che infine erano stati ridotti a 32 e poi a solo 18 candidati. Le prove erano estreme: resistere per due ore in un ambiente riscaldato a 130 gradi Fahrenheit o per un’ora in una camera a pressione che simulava una altitudine di 65.000 piedi. Tra i sette selezionati c’era John Glenn che, il 20 febbraio 1962, sarà il primo americano ad orbitare intorno alla Terra (per tre volte). L’Urss aveva da poco conquistato punti nella sfida spaziale: il primo uomo a girare intorno al nostro pianeta era stato infatti il cosmonauta sovietico 27enne Yuri Gagarin il 12 aprile 1961, a bordo della navicella Vostok 1, rimasto nello spazio per un’ora e 48 minuti.
Il 5 maggio 1961 fu la volta di Alan Shepard che portò a termine il suo primo volo suborbitale. Ma già nell’agosto successivo la NASA subì un’altra sconfitta: il cosmonauta russo Gherman Titov, sulla Vostok 2, effettuò 17 orbite rimanendo oltre 25 ore nello spazio. Glenn, dunque, non passò alla storia come il primo uomo in orbita intorno alla Terra, ma come astronauta più anziano. Il 29 ottobre 1998, infatti, quando aveva 77 anni, fece parte dell’equipaggio dello Space Shuttle Discovery, nel contesto di un programma di studio sui processi di invecchiamento.


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